Medicina futura
di Luigi Gentilini del 9/11/2009
Siamo un popolo di poeti, artisti, scienziati,
navigatori, esperti di calcio e di medicina: oggi
soffermiamoci sull’ultima. Se ci fate caso, ogni
volta che è necessario ravvivare una conversazione,
dopo aver esaurito gli argomenti di gossip, i
commenti sull’ultimo film di Tarantino o Moore o
sull’ultimo libro di Coelho o di Vespa, ci si butta
sulle esperienze, maturate sulla propria pelle, in
tema di cure mediche o chirurgiche divenute di
diritto argomenti di particolare competenza. Si
illustrano nei minimi particolari le proprie vicende
sanitarie, sempre eccezionali, o quelle di parenti e
amici risoltesi bene, ma acquistano colorazioni più
vivaci quando non sono andate proprio nel senso
giusto. A questo punto ognuno tira fuori il meglio
di se, si fa sostenitore delle diverse scuole del
pensiero medico, di approccio alla malattia, alla
cura e all’eventuale riabilitazione, creando
inevitabili disparate e disperate reazioni di
fiducia o di dubbio. Alla fine prevale la tesi di
chi che è più persuasivo, non necessariamente colui
che ha più ragione. Ma allora come fare per mettere
ordine tra i rimedi da consigliare e prescrivere
nelle diverse situazioni morbose che possono
interessarci?
Sarebbe necessario indagare sulla serietà
dell’operato di tanti Istituti di ricerca clinici o
che producono farmaci e che ruotano attorno agli
individui sani per farli sentire un po’malati e, se
proprio non ci riescono, farli almeno sentire in
pericolo di esserlo, scatenando inevitabili reazioni
di ansia. Ecco le premesse per far scattare le
campagne (come guerre) per la raccolta di fondi
settimanali nelle piazze dedicate alla ricerca e
alla prevenzione di patologie possibili o
fantasiose. Inizierei questa “resa dei conti” dalla
premessa che il 50 per cento delle cosiddette
malattie possono guarire spontaneamente mentre
l’altra metà si risolve ricorrendo a rimedi
farmacologici seri o ad atti chirurgici concreti.
E proprio la prima metà il campo dove seminano
e raccolgono maggiormente tutte le medicine non
allopatiche. Tra queste: la naturale, l’agopuntura,
l’omeopatia, la musicoterapia, l’olistica, le
nazionali e quelle magiche e tribali. Queste
medicine hanno spesso il merito di offrire
all’ipotetico paziente la “soluzione” del suo male.
La responsabilità dei gestori di queste medicine
sarebbe quella di saper valutare se la persona che
si rivolge a loro rientri nel primo gruppo dei 50
per cento . Altrimenti ci si potrebbe trova di
fronte a casi, purtroppo frequenti e tristi, nei
quali si perde o si rischia di perdere un paziente
che avrebbe potuto giovarsi di terapie diverse e
appropriate. Anche tra le tante scuole di medicina,
di chirurgia poco o tanto invasiva, di diagnostica
per immagini, si può passare da prescrizioni niente
affatto traumatiche a quelli altamente tossici o
invasivi. Anche in casi di patologie minime. Come è
possibile uscire da queste opposte se non anche
pericolose linee terapeutiche.
Possiamo andare dal buon senso antico del
“medice, cura te ipsum” con il quale si
raccomanda di prendersi cura autonomamente della
salute cercando di evitare ciò che danneggia, di
seguire minime regole alimentari e praticare
attività fisica il tutto sintetizzato nel famoso
“mens sana in corpore sano”.
L’offerta di soluzioni mediche multiple, spesso
discordanti, disorienta e favorisce l’opera
scorretta di medici poco scrupolosi, di abusivi
pericolosi, faciloni o loschi individui privi di
qualsiasi licenza.
Mentre le “religioni” possono essere tante e
autocertificate ad esercitare la loro opera
salvifica senza provocare danni, malgrado la
premessa della Divinità unica, la “medicina”, per
essere scienza efficace e appropriata, dovrà essere
una sola e certificata dopo valutazioni rigorose.
Malgrado l’ampia e rigorosa legislatura e le
buone intenzioni delle autorità sanitarie nazionali,
internazionali e mondiali che dovrebbero
regolamentare e vigilare sulla qualità del servizio
sanitario proliferano gli istituti che sfuggono al
loro controllo per incapacità o per una tacita
connivenza.
Una proposta ideale per una MEDICINA FUTURA
dovrà mirare a distinguere il primo dal secondo 50
per cento. Censire inizialmente in un unico data
base tutte le autentiche patologie, le tecniche
diagnostiche e i presidi terapeutici compatibili.
Successivamente si valuteranno: l’innocuità e
l’efficacia degli stessi, ma soprattutto i
risultati. Questo è, in estrema sintesi, lo schema
della ricerca medica in uso oggi. Allora dove sta la
novità? Semplice. Dobbiamo aver il coraggio di
abbattere e cancellare tutto il ciarpame di
soluzioni inutili e fuorvianti, dispendiose e
restituire onore alla MEDICINA e braccia
all’agricoltura e alla pesca, con tutto il rispetto
per agricoltori e pescatori, e, naturalmente per i
veri medici.
