Il professor Luigi Gentilini e la moglie Giovanna
A distanza di poche settimane, il nostro giornale torna a
parlare dell’ospedale galleggiante, il Mobile Floating
Hospital, l’interessante iniziativa che l’associazione del
prof. Luigi Gentilini, “MED-MED (Medicina e Mediterraneo)”,
sta portando avanti con tenacia e con l’aiuto della Marina
militare italiana e del Ministero degli esteri, lungo le
rive del lago Tanganika in Africa. Il prof. Luigi Gentilini,
chirurgo oncologo e docente all’università “la Sapienza” di
Roma, è da sempre attivamente impegnato nel volontariato;
nel 1992 ha raccontato alcune delle sue più significative
esperienze nel campo della chirurgia nel bel libro “con il
bisturi tra i denti”: già nel titolo c’è tutto lo slancio
volitivo, dinamico e ottimista, della sua personalità. Luigi
Gentilini da trent’anni non perde il suo appuntamento estivo
con Pantelleria. In un assolato pomeriggio della vigilia di
ferragosto, sulla terrazza di casa sua, fa il conto di
quanti anni della sua vita ha passato Pantelleria: più di
tre. Lo troviamo di fronte a quel mare che adora e dal quale
ha tratto l’ispirazione per il Mobile Floating Hospital (MFH).
Un ospedale galleggiante: un battello dotato di sala
operatoria, laboratorio analisi, sala parto e di tutta
l’attrezzatura diagnostica necessaria ad assicurare ad un
bacino di utenza enorme una assistenza sanitaria degna di
questo nome (lungo le rive dell’immenso lago Tanganika,
abitano milioni di persone e gli ospedali sono pochissimi e
privi di qualsiasi attrezzatura). Un’idea nata proprio a
Pantelleria, guardando il mare e pensando a quella immensa
distesa d’acqua che da limite per l’uomo, diviene mezzo di
comunicazione, strumento di contatto tra i popoli. “Lungo le
rive del lago Tanganika in Tanzania, abitano milioni di
persone. Durante le mie visite alle poche strutture
ospedaliere esistenti lungo le rive e nell’entroterra, ho
conosciuto della gente che in vita loro non avevano mai
visto un bianco, l’ultimo a passare di lì era stato
l’esploratore Livingstone” racconta, mentre ci mostra delle
fotografie, che documentano alcuni interventi chirurgici da
lui realizzati in Africa. Quelle fotografie, che ritraggono
le fatiscenti strutture sanitarie (spesso capanne o semplici
stanze dove l’igiene non è mai entrata), i medici e il
personale che con grandi difficoltà prestano la propria
opera senza alcun aiuto dai loro governi, sono in realtà un
grido di aiuto che dall’Africa più bisognosa giunge sino a
noi. E quel grido è stato raccolto dal prof. Gentilini e
dalla sua associazione MED-MED, che non appena sarà riuscita
a completare i lavori dell’MFH, sarà presente, in una zona
grande almeno il doppio dell’Italia, con l’unica struttura
sanitaria in grado di poter fornire un’assistenza
all’avanguardia, 24 ore su 24. L’idea è semplice: “far
viaggiare l’ospedale e non i pazienti”. Ci racconta il prof.
Gentilizi, che “operando spesso senza poter disporre delle
attrezzature tecnologiche minime per eseguire qui da noi un
banale intervento, senza un ecografo e senza avere tutte
quelle accurate analisi che precedono un intervento, mi
sembrava di essere tornato indietro ai miei primi anni di
professione e di sentire i racconti di chi mi aveva
preceduto. Eppure, quando intervieni con una semplice
trombetta acustica di legno per sentire il battito di un
neonato ancora nel seno della madre o esegui una delicata
operazione per un tumore al ginocchio e riesci a salvare la
gamba a quel giovane che i colleghi africani davano per
spacciata, capisci l’importanza della vita, ti senti utile,
comprendi quanto possa divenire importante quel poco che sei
in grado di dare”. Ma l’ospedale galleggiante non sarà solo
una struttura sanitaria capace di accorrere, da un luogo
all’altro, per prestare soccorso a quella popolazione che
spesso, in mancanza di medici o per ignoranza o per sfiducia
nei loro confronti, si affida agli “stregoni” per guarire da
mali che neppure conoscono e che a volte per poter essere
sconfitti necessitano di cure immediate e per loro
costosissime. L’MFH dovrà rappresentare anche un “ponte”,
una opportunità di “incontro” tra popolazioni divise e
spesso in lotta tra loro. Nei sogni del prof. Gentilini, l’MFH
dovrà rappresentare un “luogo in cui le diverse culture,
quella africana che dobbiamo rispettare e che sbaglieremmo
se considerassimo in qualche modo inferiore o involuta
rispetto alla nostra, e quella occidentale, si incontrano,
dialogano e collaborano per l’uomo”. L’iniziativa che
l’associazione MED-MED sta portando avanti, vedrà impegnati
altri colleghi del prof. Gentilini, i suoi studenti romani e
tutti quei medici che sono disposti a fare “una esperienza
che prima che scientifica e didattica è umana. Lì non esiste
solo il rapporto medico-paziente, ma tutto diviene un
momento di condivisione e di scambio di esperienze, di
sentimenti. Le tante difficoltà diventano una spinta a dare
di più”. Chiediamo quanto dura una giornata di lavoro (ma
immaginiamo la risposta): “ventiquattr’ore. Non ci si può
fermare, lì la gente ha bisogno, lì la gente muore per una
appendicite. Spesso arrivano in ospedale sfiniti dal viaggio
e spesso, magari dopo aver perso tempo dagli stregoni, è
rimasto poco da fare”. Quando sei in Africa, continua il
prof. Gentilini, non sei più un oncologo, un cardiologo o un
ortopedico: “sei semplicemente un medico. Non esistono più
le specializzazioni, devi fare di tutto. Per noi medici
occidentali, forse troppo schiavi della tecnologia, è una
esperienza distruttiva e allo stesso tempo unica. Comprendi,
se ancora non lo avevi capito, cosa vuol dire essere un
medico”. Mentre ascoltiamo i suoi racconti e sfogliamo
insieme quelle fotografie, così ricche di colori, dove i
pazienti sono sorridenti e fiduciosi e i medici locali -
privi di qualsiasi attrezzatura e con poche medicine - hanno
un volto dignitoso e non rassegnato, ci rendiamo conto che
lo sguardo del prof. Gentilini è andato oltre il mare di
Pantelleria: è già tornato in Africa, è già lì con quella
gente ed è al timone del suo ospedale galleggiante, con “il
bisturi tra i denti”, che solca quel mare nel centro
dell’Africa, per portare una medicina, per asportare un
tumore, per far nascere un bambino. |