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MED e MED Medicina e Mediterraneo
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QUINTA MISSIONE IN AFRICA (SECONDA IN TANZANIA) 2007
Il 28 maggio lunedì jumatatu alle 22,00 mio figlio Gianpaolo mi accompagna assieme a Ignas Dandah all’areoporto di Roma – Fiumicino Leonardo da Vinci FCO da dove partiamo alle 00,05 di martedì jumanne per la Tanzania con l’ Etiopican Airlines. Facciamo scalo di due ore ad Addis Abeba per cambiare vettore ed arriviamo in Tanzania alle 15.00 (Gmt) sono le 9 del giorno per il popolo dei locali che divide la giornata in due tempi di dodici ore. Per l’appunto il giorno e la notte di dodici ore. Sbarco al KIA (Kilimanjaro International Airport) mentre Ignas prosegue per Dar es Salaam per organizzare il lavoro che dovremo sviluppare assieme appena arriverò, dovrebbe essere giovedì sera. Mi fermerò due giorni ad Arusha, città capoluogo dell’omonima regione, importante per la posizione di confine con il Kenya, per le risorse minerarie e per le due riserve naturali, quì dovrò prendere contatti con Medici di un Ospedale della città. All’areoporto trovo George e Willy che mi accolgono festosamente per conto di Katerina e mi accompagnano al “resort” AfriKa Club in mezzo ad un verde fitto alla periferia di Aruscia. Dopo essermi sistemato vengo raggiunto da Katerina che aveva anticipato la chiusura del suo ufficio. Facciamo un primo contatto molto interessante con la città dove noto un gran fervore di attività, soprattutto nella costruzione o miglioramento delle strade, di qualche casa e tanti alberghi. In questo giro, fra le tante persone che Katarina mi presenta riusciamo ad incontrare in gran segreto un personaggio misterioso molto elegante e ancor più cerimonioso. Proprio un personaggio da film da “intrighi internazionali” Il soggetto porta me e Katerina in un locale caratteristico in luogo molto appartato a bere un Chai con bocconcini fritti di natura imprecisata (polpettine di formiche). Mentre discorriamo il nostro ospite si sfila dal calzino del piede destro un sacchettino di stoffa che apre delicatamente per mostrarci il contenuto. All’interno ci sarà stata una decina di esempalri di diverse misure di tanzanite, la pietra preziosa tipica della Tanzania, sono di un colore violetto molto brillante. Mi spiegano che le miniere si trovano vicino al KIA e che vengono sfruttate da compagnie sudafricane. Per questo i locali possono commerciarle solo attraverso i negozi autorizzati e a prezzi (alti) prestabiliti, ma qualche furbetto riesce a trattarle di straforo. Katerina mi dice che comunque non è difficile trovare dei buoni esemplari di pietre autentiche, anche a prezzi inferiori al mercato e con buone garanzie Mi spiega che la città è al centro di due parchi nazionali: quello di Aruscia e del Kilimanjaro. Arriviamo intanto sul tardi all’ora di cena. Ceniamo insieme al fratello e alla cognata mangiando cibi tipici della regione e programmiamo per il giorno successivo una visita alle due strutture dove Katerina è un’autorità. Vado a dormire stanchissimo. Mi aspetta una levataccia perchè ho chiesto di iniziare presto i giri per poter vedere più scenari possibili. Il 30 maggio mercoledì – Jumatano – E’ ancora quasi notte quando ci muoviamo per andare a visitare il parco e il Kilimanjiaro. Piovigginava per cui riusciamo appena a risalire, in parte a piedi e in parte con il fuoristrada, la prima parte del fianco della podeosa montagna, ma in tempo per vedere, tra uno squarcio e l’altro delle nuvole, mentre si fa giorno, la vetta della maestosa montagna ricoperta di neve, la più alta dell’Africa, vicino ai 6000 metri. Nel pomeriggio ci addentriamo nel parco di Aruscia che è sovrastato dal monte Mero un’altra montagna molto alta poco sotto ai 5000 metri e perciò senza neve. In questa zona incontriamo, anche da vicino, parecchi animali allo stato libero: bufali, zebre e giraffe. Assistiamo anche al volo radente di numerosi uccelli che, o perché socievoli o forse perché poco disturbati si avvicinano a noi quasi a sfiorarci; alcuni emettendo versi armoniosi e gradevoli, altri gracchianti. La sera ceniamo in un locale caratteristico sulla “kikuyu street” vicino al gran mercato e al monumento all’ askari che sarebbe un po’ come il nostro milite ignoto. Completo la scarpinata commentando e discorrendo a tutto campo, con i nuvi conoscenti tanzaniani, le tante esperienze umane e naturali concretizzate nella giornata . Alhamisi- l’ indomani il 31 maggio giovedì La mattina vado a incontrarmi con i colleghi che gestiscono l’Ospedale “Ithas Asheri”, gestito soprattutto da pakistani e pochi tanzaniani. La struttura che si accupa soprattutto di primo soccorso e ortopedia in particolare si trova .sulla strada di grande traffico che collega Arusha con Nairobi (distanza 100 kilometri), ossia il Kenya e Tanzania. Dopo queste due giornate intensissime mi riprometto di trovare in un futuro, spero non lontano, tempo e mezzi per dare un seguito alle tante e importanti conoscenze umane e naturali acquisite. Per dare un senso profondo ed intenso alle potenzialità di collaborazione con questo popolo sensibile, così lontano geograficamente, ma molto vicino alla cultura occidentale iniziata con i primi missionari e sublimata dall’opera portentosa di Livingstone, fra l’altro, il più deciso avversario al commercio degli schiavi praticato, su questa costa africana, da sultani feroci, avidi e senza scrupoli. Nel pomeriggio vado all’aeroporto di KIA da dove dovrei partire alle 14.30 con la linea aerea della Tanzania. Per motivi imprecisati il volo viene annullato. Esistono due versioni ufficiali ed una mia interpretazione: la prima versione ufficiale è un guasto tecnico; l’altra, spacciata anch’essa per ufficiale, sarebbe che l’aereo che doveva portare noi è stato impiegato per un’altra linea. A questo punto ci trasferiscono per alcune ore in un nuovissimo albergo adiacente all’aeroporto, molto funzionale e curato, ove ci fanno sistemare in comodissime stanze a spese della compagnia per poi offrirci una ricchissima cena alle 19.00. - La mia versione è che si trattasse di una specie di promozione per pubblicizzare la nuova struttura alberghira, che in verità merita molto, sono tutti piccoli e medi bungalow collegati da vialetti. Alle 20.30 ci portano in aeroporto da dove alle 22.00 finalmente decolliamo in direzione Dar es Salaam. All’arriva a D es S ci sono ad aspettarmi Ignas e Dominique per conto dell’ospedale di Namanyere e Giuseppe Montieri l’appuntato dei carabieri adetto alla sicurezza all’ambasciata italiana in Tanzania. Dopo calorosi convenevoli ci rechiamo a Curasini che trovo in parte cambiato dall’ultimo passaggio di settembre per alcuni lavori eseguiti in tempi brevi nelle strade e nelle case attorno alla struttura dei bendettini.
Ijumaa - Venerdì 1 giugno partiamo alle 5.00 del mattino (le 11 di notte per gli abitanti della Tanzania). da D es S per Mbeya ove pernotteremo per prosegure poi per Sumbawanga e Namanyere. Facciamo una prima tappa a Morogoro per prederci un chai caldo ben zuccherato e alcuni ciapati. La sosta successiva la facciamo ad Iringa e Makambako, dal quel momento cominciamo a salire le montagne fino ad Mbeya. La conversazione fitta e a tutto campo verte su argomenti generali di attualità come l’intensa penetrazione dei cinesi che sono quasi specializzati nella costruzione e ammodernamento della rete stradale, ma anche degli islamici che cercano, con poco successo, di fare proseliti. Il punto di forza di questa religione sulla popolazione è la dottrina della poligamia apprezzata dai cultori delle religoni animiste e dalle tribù dei migranti. Durante il percorso, che prevedeva la traversata del Parco Nazionale di Mikumi veniamo letteralmente circondati dalle scimmie ed una delle più grandi si piazza vicino al mio lato per farsi fotografare e riprendere abbondantemente. Incontriamo anche giraffe, zebre e antilopi varie. In serata tardi arriviamo ad Ambeya, giusto il tempo per mangiare un boccone e mettermi a dormire perché l’indomani dovremo alzarci ancora più presto per proseguire il nostro viaggio verso l’interno e in particolare verso il lago Tanganyka che mi coinvolge sempre di più per i collegamenti con le spedizioni di Livingstone e Stanley. Al tramonto arriviamo alla casa dei benedettini. Prima di cena una preghiera lunghissima e dopo un piattone unico a base di riso, verdure cotte e pesci arrostiti. Alla fine, nuova preghiera, e dopo una simpatica chiccherata trattando vari argomenti di viaggio e di vita, mi chiedono soprattutto se ha contatti con Papa Benedetto 16. Mi chiedono anche notizie sanitarie e soprattutto sui miei progetti di collaborazione e disponibilità temporali.
Jumamosi - Sabato 2 giugno la mattina prestissimo, come al solito, partiamo da Mbeya per Namanyere passando per Sumbawanga e Dunduma, Usciamo da Mbeya imboccando la strada asfaltata per pochi kilometri, successivamente sarà tutta in terra rossa battuta disastrata per le recenti abbondanti piogge fino a Sumbawanga, mentre il tratto successivo è, se possibile, ancora in peggiori condizioni. A metà strada ci fermiamo per un simpatico spuntino preparato da Suor Giovanna (la responsabile della farmacia che viaggia con noi). A Sumbawanga incontriamo per alcuni minuti, ma molto intensi il vescovo Chiarugi (il Bishop della diocesi). Nel pomeriggio, alle ore 16 (10 p.m. locali) arriviamo a Namayere dove vengo accolto calorosamente dai medici e dal personale dell’ Ospedale che mi avevano abbondantemente conosciuto nel settembre dell’anno scorso. Dopo aver preso possesso della mia stanza vengo informato da Ignas che c’è una grande novità a Namanyere. Da qualche giorno hanno cominciato a spianare una striscia di terra, (strip) a poche decine di metri dall’Ospedale, per costruirci un aeroporto. Facciamo subito un giro in Ospedale per vedere i casi più gravi e complessi e successivamente, prima di cena, facciamo un salto per vedere, con l’aiuto degli ultimi raggi di sole, i lavori della stripp. Tale struttura taglia completamente in due l’abitato a ovest di Namayere, lasciando al dilà un gruppo di case, prevalentemente capanne .
Jumabili - Domenica 3 giugno mi svegliano le campane della chiesa alle 06,30 (00,30 del mattino o dopo le dodici di notte) così i più preferiscono calcolare il tempo in TZ Alle 7 o (una di mattina) ci rechiamo alla Messa officiata dal Parroco Kalumbero che appena mi rivede mi accoglie con sincera e rumorosa allegria. Breve colazione a base di caffè e patate dolci lessate di due qualità (una più rossiccia e dolce, l’altra più gialla e leggermente meno dolce) Mi fanno ricordare che durante la mia permanenza in Somalia venivano pure lessate, fatte a cubetti e caramellate come fossero “marron glasse”. Ci rechiamo quindi a fare un sopraluogo in Ospedale ove incontriamo i tanti malati e il personale fatto da infermieri, suorine e i medici, non solo quelli di guardia che mi e ci vogliono incontrare dato che anche Ignas manca da Namanyere da circa un mese.Visitiamo i casi più gravi e quelli che dovranno essere preparati per la seduta operatoria di domani Si fa quindi quasi l’ora di pranzo, ma prima mi vogliono assolutante portare a vedere come i lavori dell’areoporto proseguono senza sosta, anche di domenica, per spianare la “STRIP” come chiamano la pista d’atterraggio in costruzione. Nel pomeriggio ritorno da solo nei reparti dell’ospedale, soprattutto per vedere i casi chirugici e medici tutti maschili in due ampie camerate e chirugici e ginecologici, evidentemente tutti femminili, in un’altra corsia. Queste Pazienti sono in corso di osservazione o in decorso postoperatorio prima della dimissione. In serata si ricovera per motivi d’urgenza medica e in gravi condizoni il capo della stazione di Polizia di Namanyere che comanda venticinque – trenta dipendenti. Da prima vengono formulate varie ipotesi: crisi ipertensiva, diabete scompensato e infarto o una combinazione delle tre patologie. Il Paziente ha una corporatura piuttosto massiccia. Malgrado il fervore dell’assistenza, delle analisi e delle terapie mediche, nella nottata muore. Potete immaginare quale grande trambusto e l’andar e venire di processioni posono essersi scatenate attorno alla personalità deceduta così repentinamente. I tanti parenti, colleghi e amici appaiono tutti sinceramente affranti e sconvolti, non solo sicuramente per dovere. Tutto il personale medico dell’Ospedale è in fermento, ma anche quello amministrativo e ausiliario.
Jumatatu - Lunedì 4 giugno nella mattinata ancora gran trambusto per indagini e accertamenti, nel pomeriggio il funerale in grande compostezza, ma anche con manifestazioni di visibile e chiaro dolore e di circostanzaTra le diverse sensazioni ricavate vi è stato il piccolo giallo sulle reali cause di morte del comandante per cui il personale medico e in particolar modo I. D.D. sono stati a lungo sentiti per ufficializzare la versione. Un fatto quasi emblematico, segno di una certa impreparazione ad eventi del genere e disorganizzazione è stata la ricerca di una bara adatta a contenere il corpo voluminoso del poveretto. Anche la cassa più grande disponibile lo conteneva a stento tanto che gli addetti sono stati costretti a forzare letteralmente la sistemazzione. Seguì un gran commentare e discutere sull’evento eccezionale. Espletate le tristi pratiche di rito eseguiamo il meeting di inizio settimana in leggero ritardo con uno scambio di saluti e la messa a punto dei programmi della settimana. Ho incontrato Suor Mary Pesa, stundentessa alla scuola Bakita che si è offerta di insegnarmi il Kissuhaili e in più mi ha detto di essere buona conoscente di Alcuin. Nel pomeriggio ho fatto una lunga visita fra i Pazienti e nei laboratori dove mi sono intrattenuto con il collega Salas esperto di HIV ed Aids, responsabile del Servizio di Assistenza a questi malati, in particolar modo mamme e bambini. Uno dei criteri principali di “arruolamento” dei pazienti è il grave deficit ponderale. Infatti uno degli elementi di monitoraggio dell’efficacia delle cure è il recupero del peso corporeo oltre al rientro nei dei parametri dei i valori di laboratorio. Nel pomeriggio insieme ad Ignas sono andato a trovare il parroco Kalumbero, con il quale mi sono intrattenuto su vari argomenti sanitari e sociali. Al termine dell’incontro ci ha invitato a cena per una delle prossime serate da stabilire. In serata abbiamo cominciato, assieme ai colleghi dirigenti, a pianificare alcuni programmi di ricerca e di aiuto per l’ospedale di Namanyere.
Jumanne - Martedì 5 giugno la mattina presto dopo una rapida colazione mi sono recato in sala operatoria ove mi aspettava una giornata impegnativa. Prima di tutto i colleghi chirurghi, anestesisti e ferristi hanno voluto una foto con me attorno al bisturi elettrico che avevo loro inviato all’inizio dell’ anno e che loro usano correntemente con soddisfazione e buoni risultati. La seduta operatoria è imperniata principalmente su appendicectomie, un drenaggio di un ascesso sottoepatico e una plastica addominale per laparocele e un’ernia inguinoscrottale con plastica alla Bassini. Al termine della seduta, visto che l’orario di mensa era abbondantemente trascorso, abbiamo mangiato nella saletta attigua alla sala operatoria alcuni “Ciapati” (la classica piadina), e tanti “Sambucia” (simili ai ravioli fritti) e abbondante bevute di “Chai” molto zuccherato (the locale). Nel pomeriggio ho rivisto i pazienti di medicina, in particolar modo bambini affetti da malaria complicata, prevalentemente con diarrea e bronchiti. In serata dopo cena siamo andati a casa dell’amministratore Ghenzi e sua moglie Lilly che ci hanno offerto uno stuzzichino gradevolissimo tipo supplemento di pasto leggero e bevuta di freschissimo Martini di cui Onesmo è particolarmente ghiotto. Tornando con Ignas verso la mia stanza, vicina alla sua, commentiamo i casi operati e le possibili soluzioni diverse se diverse fossero le disponibilità per esempio di reti di contenzione per l’ernia. Andiamo a dormire che fa quasi fresco. La stanchezza e il poco alcool non mi permettono di accorgermene e così mi addormento come al solito come un sasso.
Jumatano - Mercoledì 6 giugno dopo colazione breve visita ai malati ricoverati lasciando il campo ai colleghi locali perché mi dovevo recare per tempo alla scuola per Nurses intitolata alla suora “St. Bakita” che riscuote molto rispetto e venerazione sia da parte degli allievi e dagli insegnanti della scuola che la santa riesce a trasmettere miracoli e grandi favori tra le popolazioni locali. Con gli studenti mi sono intrattenuto a lungo per illustrare in parte le mie esperienze di medico migrante nel mondo e il racconto delle mie esperienze professionali e umane in Italia, Africa e nel Mondo. Inoltre a loro è stato molto utile sapere che assieme agli universitari della Sapienza di Roma ho messo a punto un programma di specializzazione al termine degli studi sia per medici (ostetrici e pediatri) e per infermieri o nurses. La scuola per nurses prevede per loro qualcosa di più di un infermiere generico, con buona preparazione nell’assistenza ai neonati. Potrebbe essere assimilata da noi in Italia ad una forma di laurea breve . Al termine hanno voluto farsi fotografare con me. In più mi hanno chiesto di trovare altro tempo da dedicare a loro prima del mio rientro. Per questo motivo ho promesso che venerdì prossimo sarei tornato per intrattenermi con studenti e docenti per sentirli e trattare vari argomenti. Abbiamo preparato tra una tazza di chaj e un ciapati il programma della prossima giornata- - Inizierò la lezione illustrando nei particolari il progetto H3O. - Dove si intende per H Hospital , con il numero 3 intendiamo i 3 specialisti o i 3 componenti principali del nucleo famigliare (padre,madre e figlio), con la lettera O si intende rappresentare l’organizzazione o anche il simbolo del globo terrestre. - Con i primi 3 specialisti che verranno dall’Italia, non necessariamente italiani perché potrebbero essere anche laureandi di altre nazioni purché meritevoli. - Inoltre ho intenzione di insistere sulla preparazione del personale locale ad un assistenza alla diade materno fetale non solo in ospedale ma anche presso il domicilio o gruppi di gestanti e bambini riuniti in villaggi satelliti al nostro ospedale. - E’ fondamentale dare dei messaggi di sicurezza ai giovani operatori sanitari perché non si sentano soli nel loro lavoro- missione. - Tale atteggiamento di sicurezza deve scaturire da una serrata preparazione teorica nella scuola e pratica nelle corsie e ambulatori dell’ospedale. - E’ mia intenzione avvicinare quanto più possibile uno ad uno gli studenti e studentesse. - I principali villaggi satelliti a Namanyere sono quattro: - 1) Isunta-Mbuyuni - 2) Nkomolo secondo Mr. Kasomo - 3) Nkomolo primo - 4) Nkomolo Ovep Mr. Benedecto-Sanga. - In ognuno di questi villaggi esiste un tipo diverso di scuola elementare, medie o tecniche. - Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria la popolazione di tutti i villaggi debbono fare riferimento all’ospedale di Namanjere.
Alhamisi - Giovedì 7 giugno breve colazione quest’oggi veramente veloce perché mi dovevo recare prestissimo in sala operatoria ove ci aspettavano interventi di routine, due ampie medicazione su colostomie e piaghe da decupito. Durante la seduta operatoria eseguiamo tre tagli cesari che erano stati programmati in pazienti che avevano espletato in precedenza il parto chirurgico. Con semplcità e naturalezza i miei colleghi chirurghi praticano di routine la legatura delle tube quando la donna ha subito almeno tre cesarei. Dopo la seduta operatoria facciamo un giro nei reparti per vedere i malati operati e quindi ci siamo messi al lavoro per preparare le bozze dei 5 progetti che dovrò portare con me a Roma. La ineffabile e dolcissima Grace, sempre preoccupata della sua acconciatura (ogni giorno diversa) ha molta pazienza nello scrivere al PC, ma il piccolo trucco, di come cancellare o trasferire una o più parole e righe e rivelato nel settembre scorso lo ha completamente dimenticato. Quanto le avevo “rivelato” l’anno scorso per cancellare con maggiore rapidità lo aveva completamente rimosso. A distanza di pochi mesi l’ho rivista gradire maggiormente la cancellazione lettera per lettera. In reparto incontro suor Concesa che mi illustra il suo compito immane di assistere le mamme sieropositive o malate di Aids in gravidanza e durante l’allattamento. Mi dice che i casi sono tantissimi ma in leggero contenimento soprattutto nella regione di Rukwa rispetto all’anno precedente. Mi reco quindi al laboratorio di analisi insieme ad Ignas per valutare degli strisci di sangue periferico di malati di malaria con la ricerca del plasmodio falciparo contenuto nei globuli rossi. I colleghi mi confermano che comunque la loro esperienza gli permette di porre diagnosi di malaria semplicemente in base alla sintomatologia clinica. Nel pomeriggio ci rechiamo in ambulanza ad un villaggio vicino per eseguire delle visite e dei controlli a domicilio di pazienti curati e operati nei giorni precedenti. Al ritorno in ospedale con Ignas, Amando e Onesmo mettiamo a punto i progetti per una più mirata assistenza e rilancio dell’ospedale. La sera dopo la solita frugale, ma abbondante cena a base di riso, vegetali e frutta mi intrattengo con colleghi e personale per un po’ di swahili.
Ijumaa - Venerdì 8 giugno Faccio la solita colazione a base di caffè e patate dolci lessate ( che diventavano per la mia fame ogni giorno più buone! E per questo la cuoca oltre a darmi la prima razione aveva premura di darmene una seconda ancora più abbondante). Quindi insieme a tutto il personale facciamo il solito meeting infrasettimanale sugli eventi maggiormente rilevanti accaduti nei giorni precedenti e sui programmi da sviluppare nei prossimi. Faccio un sopralluogo nei reparti e in ambulatorio. Incontro parecchi infermieri e medici che hanno piacere di intrattenersi con me per fare il punto su alcune situazioni in ballo. Quindi come promesso mi reco alla scuola St. Bachita dove mi aspettano gli insegnanti e gli studenti. La responsabile dell’organizzazione e della moralità e suor Mary una vera carabiniera che fa filare dritto tutti maschi e femmine e lei mi dice di conoscere bene Padre Alcuin. Il direttore si chiama Amando mentre il vice direttore e insegnante tutto fare è Makanta. I testi su cui studiano sono tutti inglesi. Gli insegnanti preparano molte dispense e pannelli illustrativi in lingua Kiswahili. Questa volta illustro nei particolari il programma H3O preparato con gli studenti dell’ UCL (Università Cerca Lavoro) per la formazione di una piccola squadra italiana di 3 unità: un pediatra, un ostetrico e una nurse che si dovrà recare in un paese africano (in questo caso la Tanzania) per fare formazione reciproca con i pari colleghi locali africani. Al termine di questo tirocinio si spera di poter ospitare in Italia una simile squadra di colleghi africani e a seconda dei finanziamenti, poter inviare reciprocamente e successivamente numerosi gruppi. Da questo incontro è scaturita una mia idea sostenuta e condivisa dai colleghi africani del progetto che io ho chiamato KUSCIRIKISCHIANA che significa una formazione reciproca e collaborazione nella quale entrambe le squadre sono in grado di fornire e ricevere le esperienze maturate ciascuno nella propria realtà sociale. Una sola parola per esprimere un concetto più ampio della cooperazione in termini di formazione teorica e pratica, ma soprattutto di collaborazione anche dal punto di vista del sostegno psicologico e supporto di tipo solidale finalizzato ad una crescita consensuale. Nel pomeriggio facciamo una visita accurata per i reparti dove il personale mi attende tutti in gran numero e volenterosi di farmi domande ed essere disposti a darmi segni della loro esperienza e professionalità.
Jumamosi - Sabato 9 giugno dopo la messa provo ad arrampicarmi sul campanile per cercare di fare delle riprese dall’alto, a metà della scala di legno, da anni abbandonata senza la minima manutenzione, alcuni scalini appaiono molto fragili perchè tarlati o copletamente marci, per cui rinuncio al tentativo di scalata, scegliendo una soluzione più sicra anche se meno in alto dal piano stradale. Dopo questo sopraluogo con Ignas ci avviamo per i reparti ove incontro la maggior parte dei bambini affetti da malaria con complicanze grastrointeriche e polmonari. Incontro fuori dall’Ospedale dei soggetti molto folcloristici vestiti in maniera sgargiante, capelli lunghi e cappelloni con larghissime falde. Mi dicono appartenere alla “Kabila wasu cuma” che sono prevalentemente migranti dediti alla pastorizia per questo forse il loro uso di tali copricapo. Uno di questi personaggi, particolarmente socievole, dopo una cordiale chiaccherata sulla loro gente e sulla loro vita in parte nomade in parte stanziale, mi invita per il giorno dopo ad una cerimonia che si svolgerà nel loro accampamento per festeggiare la nascita di un nuovo componenente della loro famiglia. Molto a malincuore debbo rinunciare perché già sono stato invitato alla messa della prima comunione e poi a pranzo da un importante notabile del paese che vuole offrirmi un pranzo e un festeggiamento speciale. La sera dopo cena ci riuniamo a limare i progetti. I cinque progetti sono:1) Il reperimento e l’organizzazione della produzione dell’energia elettrica e per questo proporremmo l’utilizzo dei pannelli solari e/o energia eolica. 2) Il reperimento e l’organizzazione della raccolta e dell’acqua piovana e della possibilità di trivellare pozzi fino a raggiungere falde di acqua potabile. 3) Costruzione di un nuovo reparto operatorio con 3 differenti sale, una per le emergenze, una per la chirurgia e la ortopedia e una terza per la ostetricia e ginecologia. 4) La raccolta e l’approvvigionamento delle scorte dei farmaci. 5) La costruzione di alcuni resort ossia camere o piccoli appartamenti adiacenti all’ospedale per accogliere: pazienti solventi o in fase di riabilitazione o per periodi di lunghe degenze a scopo di recupero psico-fisico o personale sanitario appoggiato per periodi brevi di aggiornamento o di collaborazione.
Jumapili- Domenica 10 giugno la mattina grande messa dedicata alle prime comunioni, i ragazzi sono circa 100 maschi e 100 femmine, tutti vestiti dignitosamente alcuni in maniera elegante, le bambine appartenenti alle famiglie bene erano addobbate con dei palloncini colorati. Durante la messa canti e balli tribali sull’altare. Dopo ci dirigiamo alla casa di Mr. ------------------------------- per il pranzo. Prima del pranzo due gruppi di donne ballano e cantano un po’ in mio onore e del padrone di casa. Un gruppo con abiti di color giallo e l’altro di colore azzurro organizzano un vero e proprio spettacolo nel giardino di fronte casa, suonando la Kaiamba, uno strumento tradizionale della regione, poi diffuso in tutta la Tanzania, ha una forma piatta, un suono tipo Maracas, in quanto all’interno dello striumento ci sono dei semi secchi e in più è possibile riprodurre anche col pollice il suono di un tamburo. Altro strumento che scopro in questa occasione è il Cungoport che è rappresentato da una vaso di terracotta rovesciato e sul fondo all’esterno viene mosso ritmicamente una specie di sgabello. Le donne intonano spesso degli acutissimi trilli con la lingua che loro chiamano Ghele Ghele.Troviamo una tavola imbandita solennemente con grossi recipienti sempre colorati contenenti riso, verdure, carne di maiale, di pollo e pesce, in quantità e qualità veramente notevoli. Mentre ci accingiamo a mangiare non vedo ombra di donne e allora mi chiedo chi abbia cucinato. Mi viene detto che sono state le donne che al momento secondo costume sono “relegate” in cucina. Chiedo prima agli amici più conosciuti e fidati se posso azzardare a stanare le donne. Vengo autorizzato. Vado in cucina e le invito a venire in sala con noi. Loro sono ben liete, forse da temolo avrebbero voluto fare ma non gli era stato mai permesso. Mangiamo e ci fotografiamo assieme. Quindi nel pomeriggio facciamo ritorno verso l’ospedale. Abbiamo il tempo per fare una puntata sulla Strip che avevo visto nei giorni precedenti in fase di sbancamento e spianamento. Oggi la troviamo quasi ultimata sia in lunghezza che in larghezza e manca di completare la recinzione. Mentre facciamo delle riprese sulla pista posso riprendere dei maialini allevati alla moda ruspante che dalle case vicine si dirigono ad attraversare la pista. La sera consumiamo una leggerissima cena a base di minestra e quindi mi intrattengo commentare con i colleghi le vicende della giornata.
Jumatatu- Lunedì 11 giugno breve colazione, consueto meeting stavolta finale, che termina con i vari interventi calorosi di saluto nei miei confronti, io rispondo con altrettanta cordialità, quindi ci fotografiamo tutti e ci riprendiamo all’esterno dell’ospedale in una cordialissima sagra di saluti. Subito dopo in ospedale tra i reparti e gli ambulatori visito e saluto i malati curati nei giorni precedenti e soprattutto mi soffermo con quelli più gravi ma sicuramente seguiti con molta attenzione da tutto il personale locale, che ho sempre visto molto professionale ed umano. Quindi mi riunisco con il gruppo dirigente per definire i documenti che dovrò portare con me a Roma al mio rientro. In serata in occasione della cena, verso le 6 del pomeriggio le loro ore 12, domandavo ad Ignas dove fossero tutti i medici e gli infermieri che avrei voluto salutare. Mi diceva di stare tranquillo, ma fra un sorrisetto e l’altro capivo che c’era qualcosa di strano e un po’ misterioso nell’aria. Infatti il personale aveva organizzato non una semplice cena ma un vero spettacolino musicale, dove veniva inserito qualche accenno di danza e soprattutto l’offerta di piccoli regali e attestati della mia collaborazione.La sorpresa è stata soprattutto la preparazione segreta fino all’ultimo momento di tutta questa manifestazione.Anche le suorine si impegnano a suonare e accennare a passi di danza folk e grande impiego di foto e riprese per conservare la memoria dell’evento . Seguono assaggini e spuntini, quindi la cena per il solito gruppo ristretto.
Jumanne – Martedì 12 giugno sveglia alle 4.30, partenza ore 5.30 (10.30 locali) c’è buio pesto e un venticello teso e fresco. Sulla strada per Sumbawanga (il percorso prevedeva 90 Km di strada principale ma a causa delle grandi piogge siamo costretti a scegliere un percorso che allunga la strada fino a 120 Km), una volta arrivati alla capitale della regione di Rukwa ci dirigiamo all’abitazione di Sister Helen, la superiora delle suore locali, che ci attende per intervistare me, Ignas e Onesmo delle esigenze rilevate nell’ospedale di Namanyere . Ci offre un’abbondante colazione, accetta di farsi riprendere in foto con noi , ma soprattutto ci da ampie dimostrazioni della sua abilità alla guida, portandoci a visitare un grosso deposito di farmaci e attrezzature sanitarie, gestito dalla sua congregazione, e un collegio per bimbi orfani di genitori morti per Aids. In questa occasione vengo invitato a visitare le sale dei giochi, le camere da letto e le sale da pranzo dove sono ospitati i bambini, alcuni grandicelli più autonomi e quelli più piccoli accuditi da donne laiche o religiose. Un dato particolarmente ha richiamato la mia attenzione ed è stato quello che, a parità di età con quelli occidentali, questi bambini hanno una enorme differenza di autonomia e di comportamento: un bambino di loro ad un anno fa cose e manifesta atteggiamenti come un bambino di 2 anni e più in occidente e tutto è in proporzione all’età. Per questo motivo in alcune popolazioni già bambini al di sotto o vicini ai 10 anni sono in grado di maneggiare armi come gli adulti. Successivamente facciamo una visita al Bischop che seppur occupato in una riunione ad alto livello lascia un momento i suoi interlocutori per venire cordialmente a salutarci ed informandoci che si terrà in stretto contatto con sister Helen per ogni futura collaborazione. Lasciamo Sumbawanga dirigendoci a Tunduma, sul confine con lo Zambia e la Repubblica del Congo (Konshasa). Arrivati alla nostra meta ci tuffiamo nel caos della città in grande fervore di crescita. Ci fermiamo a mangiare in un locale a me ben noto chiamato “White House”, dove abbiamo sempre mangiato bene. Nel locale incontriamo almeno una decina di cinesi che, mi dicono, qualche volta si concedono di mangiare assieme agli africani. Mentre mangiamo all’interno del locale Joseph, l’autista, mangia per prudenza dentro la macchina, dopo di che lo raggiungiamo e ci dirigiamo verso Ambeya, percorrendo da qui in poi la strada asfaltata. Arriviamo nelle prime ore del pomeriggio in tempo per cambiarci e trasferire i nostri oggetti dalla fuoristrada all’auto arrivata da Dar es Salama con Dominic che ci riporterà all’alba del giorno dopo sulla costa. Prima di cena con Ignas mettiamo a punto le strategie future per far decollare le nostre iniziative, ma soprattutto mettiamo ben in chiaro che dal momento in cui la strip di Namanyere divenisse operativa, mi terranno informato per assegnare a MED e MED un ruolo importante di collaborazione. La sera dopo cena si organizza una bella chiacchierata fra medici e religiosi.
Jumatano – Mercoledì 13 giugno ci alziamo prestissimo e partiamo ancora col buio verso Dar es Salaam. Durante l’attraversata del parco incontriamo un incendio si sterpaglie che bruciano lungo la strada impedendoci quasi di proseguire. Dopo una breve sosta azzardiamo una traversata del fumo fitto e fiamme alte in maniera un po’ avventurosa, quasi una roulett russa, per fortuna ci va bene. Se avessimo trovato un ostacolo improvviso lungo i 2 - 300 metri di strada avvolta da fumo e fiamme avremmo fatto una brutta fine, questo confessò dopo Dominic che però in precenza, prima di tentare, si era consultato con Ignas. Dopo qualche kilometro, nel bel mezzo del parco, ove ci sono animali di ogni genere, foriamo la ruota posteriore destra. Dobbiamo svuotare in parte il portabagagli per recuperare la gomma mentre Dominic e Ignas si affrettano a cambiarla per non correre il rischio di fare cattivi incontri con animali. Se la foratura fosse avvenuta dopo il tramonto avremmo dovuto aspettare la mattina per cambiare la gomma e restare chiusi in macchina per evitare sorprese spiacevoli durante la notte. Nel pomeriggio arrivamo a DeS e ci dirigiamo subito a Curasini.. Mi incontro immediatamente con Montieri, dell’ambasciata italiana, che mi informa sulle loro ultime iniziative di collaborazione con le popolazioni africane e mi chiede un resoconto della mia missione all’interno. Gli riconosco il merito di avermi assistito in maniera efficace chiamandomi sui telefoni fissi e mobili, più volte al giorno e tutti i giorni, durante la mia permanenza a NDH. Prendiamo accordi per rivederci al nostro ritorno da Zanzibar.
Alhamisi – Giovedì 14 giugno ore 7.00 partiamo con una nave veloce per Zanzibar ove arriviamo dopo due ore di navigazione. Al porto troviamo Josephine, una simpatica e vivace ragazza conoscente di Jerome di Culasini, che ci porta in albergo, una dignitosa pensione ad 1 stella, dove lasciamo la piccola valigia e quindi andiamo a mangiare un pò di Chapati e Chai. Incontriamo Eddy uno scanzonato tanzaniano che ci farà da guida tra i principali monumenti di Zanzibar. Visitiamo il mercato di articoli vari e del pesce,ricchissimo di specie e dimensioni. La chiesa anglicana costruita fra i ruderi di ciò che furono i luoghi dove venivano segregati gli schiavi---------------------------------------------------. Visitiamo la casa del Sultano dalla quale ,dai piani alti, è possibile godere uno spettacolo eccezionale sull’oceano indiano. In lontananza si può vedere l’isola dove venivano ammassati, per una prima selezione gli schiavi che venivano fatti prigionieri sul continente. Quindi visitiamo il centro culturale creato dallo Scià e la casa dove ha abitato Livingston. Quindi mi accompagnano ad una località sul mare, chiamata Umtoni, dove mangiamo un favoloso primo piatto di riso e frutti di maree dove ho l’opportunità di farmi delle belle nuotate nell’oceano indiano. Il pomeriggio lo trascorriamo curiosando per la città. All’ora di cena andiamo in un’enorme mercato di spezie, cibi e bevande di ogni tipo che si potevano consumare in ogni angolo o situazione. Sarà stato il fresco che veniva dal mare o la indubbia qualità delle materie prime impiegate mi è sembrato tutto squisito. Abbiamo mangiato pesce alla brace, polipi fatti a spiedino, verdure cotte di ogni qualità, banane arrostite e tanta birra. La sera tardi ci ritiriamo in albergo, dove crollo nel letto rimanendo immobile fino all’indomani.
Ijumaa - Venerdì 15 giugno Riprendiamo la nave incontrando il mare molto mosso, sulla via del ritorno a Dar es Salaam, dove arriviamo dopo circa 2 ore. Nel pomeriggio torno all’ambasciata italiana per una visita ufficiale, ove mi incontro per una riunione operativa con Strefano Mauri, Attachè Commerciale.
Jumamosi - Sabato 16 giugno la mattina mi organizzo i preparativi e il pomeriggio alle 2 andiamo in aeroporto, ove la concomitanza della partenza di 4 aerei crea nella piccola aerostazione un caos da domenica allo stadio.
RIFLESSIONI/CONCLUSIONI
I malati ei reparti di chirurgia e traumatologia sono i più gravi: ulcere – gangrene di tutti i tipi. Fratture da incidenti stradali delle più gravi e complicate. Mi potrei dilungare nei particolari per mesi…………………………………………………………………………………………………….
Le medicazioni sono affidate agli infermieri: durante la visita i malati forniscono la propria forbice non sterilizzata. Tutti i medici di ogni specialità sanno fare le ecografie e bene. In camera operatoria nel “BLOC” situato al centro dell’ospedale tutti i chirurghi si mettono la parannanza , doppi guanti sempre e occhialini tipo maschera. Alcuni chiusi anche dai lati – perché, positivi a epatite E HIV sono una enormità o non lo sanno perché da operare con urgenza. Sono attenti alle pulizie, ma regna un caos per la presenza di oggetti e materiali per la manutenzione sparsi in giro.
Per diciotto giorni senza tovaglie, senza tovaglioli, spesso senza posate e lavarsi da soli l’unico piatto, bicchiere e forchetta quando c’era e il coltello quando c’era.
Le stagioni: Gennaio (Armatan): caldissimo di giorno – è detto anche piccola secca, è molto terroso e polveroso per il vento che tira dal Sahara. La sera rinfresca un po’. Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio – grande secca – caldissima. Giugno, Luglio, Agosto, Settembre – piccole piogge. Ottobre, Novembre, Dicembre – grandi piogge.
Ulisse fuggiva. Inseguiva qualcosa?
Gli africani della fascia centrale sono cresciuti enormemente – tanto, se non fosse per il colore sarebbero come e meglio dei bianchi, ma sicuramente hanno molti, ma molti più problemi da risolvere. Altro che far credere che tutto va bene. Va tutto ancora da costruire – lavoro immane – Forse le comunità ricche vogliono che le cose vadano così per poter avere l’opportunità di speculare. Una delle infamie che mi colpiscono e mi fanno imbestialire, perché io sono impotente, sono le discariche a cielo aperto lunghe dai 10 ai 100 e più metri che bruciano tranquillamente tra la gente, ma ancora più traumatico è vedere capre, galline e sorci andare a cercare da mangiare tra i cumuli di cenere appena raffreddata! L’Africa è stata, e forse sarà, il Paese , il Continente delle massime contraddizioni, delle grandi potenzialità sprecate, dilaniate. Perché rientro in Italia, oltre ai miei molteplici impegni, forse creati per non pensare ai miei doveri, forse perché il più grande amore della mia vita in fondo mi ha tradito! L’Africa e le tre fasce tipiche Sud, Centro e Nord. Resistere e adagiarsi o fuggire per continuare a lavorare là dove ci sono le leve del potere per provare a cambiare il male e le malattie e carestie.
“Nell’Isola dei Famosi potrei fare l’istruttore dopo questa esperienza!”
La realtà positiva, magnifica, l’ambiente là dove non c’è inquinamento folle, è da non cambiare e cercare di conservare e non lasciare venga annullata dal degrado. Ma la mia paura che si sia innescata una reazione a catena dove ogni tanto capita qualcuno che cerca di rimediare alle crepe!
Come spero si potrà vedere dalle riprese, qui la vita scorre lenta, apatica, quasi senza tempi: “African time” dicono e soprattutto breve. Non esistono mercati veri e propri, ma accozzaglie di tutto. I volti sono tristi, imploranti: purtroppo tutti vorrebbero vivere di elemosina. Appena ci fermavamo ad un incrocio venivamo letteralmente aggrediti da gente che sgomita per arrivarti vicino.
Quando ti danno la mano, i togolesi, perlomeno la prima volta, sorreggono il loro gomito destro con la mano sinistra per dire che la tua mano è molto pesante – per l’autorità.
A proposito della figura “carismatica” di F. F.: è una personalità complessa, ha faticato per conquistare il potere e adesso che ne ha tanto, ha tanti amici, ma anche tanti nemici e denigratori (Luigi Lilloni me lo ha smontato).
Oggi ho salutato un paziente che avevo seguito in questi giorni per una colica. Mi ha detto: “Abbiamo fatto con te un bel viaggio di diciassette giorni, ma ora che partirai non lasciarci in mezzo al mare. Pensaci.” Mi ha fatto commuovere e ho risposto: “Non sarà possibile dimenticare. Non è possibile vivere certe esperienze umane senza partecipazione. E’ disumano.” Bigliettini di saluti e ringraziamenti in italiano e inglese per essere sicuri di essere capiti. La cena da Isidoro detto Isi. Il caposala del BLOC – un amicone di 41 anni, preciso, puntuale, amante dei fiori e delle piante, ha moglie che ha cucinato il fufu benissimo e due bambini. Menu della cena: croccantini , salatini , noccioline e fufu, specie di polenta bianca ricavata da un tubero tipo patata (non è la manioca). Viene seccata e macinata, lavorata dalle donne al mortaio . Con l’acqua si fanno come dei panini che vengono cotti in acqua bollente. Uno a testa condito con sugo piccantissimo e spezzatino di carne – birra in abbondanza e un secondo sfilatino – sugo ecc. Se si vuole si può aggiungere altro piccante!! Dopo frutta a volontà. Piatti tipici: Akumè o Akoumé , è pasta di miglio e mais, l’equivalente del Burknabé, Fufu, pasta di igname, una specie di patata, Pinò, pasta a base di manioca – cotta tipo polenta in brodo di spezzatino, cipolle e pomodori oltre al piccante.
A Ovidah lungo la strada del non ritorno, che porta al monumento inaugurato dall’Unesco “La route des ésclaves” (1992), è costellata di statue e targhe esplicative che descrivono le principali tappe. 1. L’albero dell’oblio 2. L’albero del ritorno 3. La “capanna nera” A Zoungbodi 4. La capanna del pentimento destinata ai discendenti di quegli africani che hanno venduto i loro fratelli e le loro sorelle ai bianchi.
Da questo viaggio una valanga di riflessioni come quella che le riassume tutte: come solo da esperienze forti e traumatizzanti su fisico e psiche possano scaturire fondamentali ispirazioni.
FLAG – BANDIERA – BIRRA – POLIZIA
“17 giorni di immersione piena nella Vita dell’Africa e nella peggiore stagione de mondo in attesa di operare e impegnarsi per una reale ripresa e rinascita della vita dell’Umanità.
Per prima cosa ho amato il mare, senza confini dell’Africa, e in particolare là dove si congiunge con il cielo, poi ho amato la donna allo stesso modo. Quando mi tuffo per una immersione in mare è come farmi stringere dalle braccia di una donna grassa – grossa opulenta, l’espressione di una personalità dirompente.
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