Medicina e Mediterraneo

MED e MED

Medicina e Mediterraneo

Sintesi del diario Testimonianze 

 

 

 

 

DIARIO ESTEMPORANEO

 

 

PROGETTO  OSPEDALE  MOBILE  GALLEGGIANTE

L’ IDEA MI FULMINO’  VISITANDO  BAMBINI  A  GANVIE’ BENIN  2005

SI RAFFORZO’ INCONTRANDO MALATI SUL LAGO TANGANIKA 2006

PERFEZIONATA TRA TANZANIA E PANTELLERIA NELL’ESTATE 2007

MARZO 2008: SI  AVVIA  LA  FASE  DELLA   REALIZZAZIONE

 

6°e 7°  MISSIONE  SOCIO-SANITARIA  e  MEDICO-CHIRURGICA

in AFRICA – TANZANIA: PROGETTO  FMH di LUIGI GENTILINI 

29/02 - 03/03 e 13/03-16/03    Costa Oceano Indiano   Dar es Salaam. 

03/03 - 13/03        Costa Lago Vittoria – Mwanza, Musoma, Bukoba. 

 

   Venerdì  jumaa  29 febbraio  alle  02, 30  parto da Roma  per destinazione Dar es Salaam  con Domenico Barilari della Società MEDIA  DAB che  offre il supporto informatico, di documentazione e umano alle procedure che svilupperanno il progetto socio-sanitario di FMH  (Floating Mobile Hospital), ideato e preparato  dall’Associazione italiana  MED e MED (Medicina e Mediterraneo) e con il sostegno del Comm. R. MAURO Titolare della Soc. STELIT   (Strumentazioni Elettroniche Italiane).

   Viaggiamo con l’Etiopian airlines, arriviamo  puntuali ad AddisAbaba.  Pochi minuti di sosta, giusto il tempo per cambiare vettore, sempre della stessa compagnia e ripartenza per Dar ove arriviamo alle 14 ore locali.            Veniamo ricevuti amabilmente dal Priore dei Benedettini di Kurasini (Dar) Fr. Jerome Mlelwa che conosco da tempo e dal responsabile della sicurezza dell’Ambasciata italiana il carabiniere Giuseppe Montieri.  Rapida sosta alla residenza dei benedettini che ci rifocillano secondo le regole africane dell’ ospitalità e grazie al sostegno dell’Amico Fr. Alcuin Nyierenda. Alloggeremo in questa struttura per il tempo della prima parte della Missione fino alla partenza per Mwanza e, al ritorno,  per la rifinitura dei contatti.

  Quasi subito ci rechiamo al  “Regency  Medical  Center”, ci riceve il Direttore Sanitario un indaffarato tanzaniano di chiara origine indiana di nome Rajni Kanabar, conosciuto, garantito e presentato da Giorgio J.  Mentre ci fa aspettare, solo alcuni minuti, mi fa leggere un suo curriculum nel quale sono messe ben in evidenza soprattutto i titoli e gli attestati di benemerenza che Lui ritiene avvallare e certificare quelli accademici che sono pure di non poco conto. Ci mostra inoltre i suoi album di foto che lo ritraggono con numerose personalità politiche, industriali, nazionali, internazionali e religiose.   Iniziamo a conoscerci, Giorgio traccia una mia breve presentazione e illustra in estrema sintesi l’iniziativa di FMH.

 

 

 Giorgio è  un importante industriale italiano che risiede in TZ da vari anni per questo conosce bene pregi e difetti dei locali e personaggi importanti.  Inizio illustrando e approfondendo il “programma” da realizzare durante queste mie attuali missioni Una, organizzativa, sulla costa oceanica e l’altra, operativa, sulla costa del lago Vittoria. Subito si apre un fitto scambio di notizie, richieste ed esperienze professionali che mi permettono  di scendere sempre più nei particolari dell’impegnativo “progetto FMH”.

 Kanabar si è mostrato subito molto interessato tanto da darmi suggerimenti su aspetti sanitari e consigli per sveltire i tempi e i passaggi organizzativi ed operativi. Dimostro gradimento, ma confermo l’intenzione di non stravolgere le destinazioni d’uso di  FMH che ho messo a punto con i colleghi di  MED e  MED  e i validi sostenitori  di “FMH”.

 

   Kanabar, per confermarmi il suo interessamento, mi fornisce il nome e tutti i recapiti  di un suo amico e nostro collega che opera a Mwanza e che ci dovrebbe essere utile per i contatti da allacciare e accordi da definire e sottoscrivere per porre le prime basi operative.  Si tratta del MD  Kapoor. di sicura origine indiana, Kanabar lo ritiene persona utile alla realizzazione del “battello”Ospedale. Ci lasciamo dandoci appuntamento al nostro ritorno tra dieci giorni  Ci rechiamo quindi a cena in un locale sull’Oceano Indiano per una pausa e per mettere ordine tra le tante offerte di  sostegno e collaborazione e le idee che mano a mano vanno perfezionandosi.

 La  notte andiamo a dormire molto tardi,  sono stanchissimo, ma soddisfatto. Le difficoltà intraviste sono sempre di più, ma fortunatamente aumentano i personaggi motivati e disposti ad aiutare generosamente.

Sabato 1, jumamosi  di mattina presto tentiamo, nell’ ufficio destinato dai  Frati ad una postazione Internet, con Domenico e l’aiuto di Fr Francis, di allestire qualche collegamento analogico con la sede della Stelit, ma i tentativi sono difficili e i risultati scarsi, riprenderemo nel pomeriggio. Nella prospettiva di dover spedire dall’Italia a Dar e Mwanza eventuali grandi carichi,  come il “battello” smontato a segmenti, le attrezzature sanitarie e quelle informatiche abbiamo cercato di stabilire contatti con ditte e compagnie di autotrasportatori.

  In prima mattinata andiamo a incontrare Andrea e Franco, figli di Luigi Toniotto il fondatore di una delle più importanti e serie compagnie di trasporto della Tanzania, specializzata per carichi eccezionali.

 

 

 

Appena gli presento il motivo della nostra visita si mostrano molto interessati, ci illustrano, realisticamente le tante difficoltà da superare, come il fondo stradale sulla direttrice  tra Dar e Mwanza e la presenza di alcune bande ladrone. Sono difficoltà superabili a condizione che si studino bene le stagioni, i tempi, le persone e le autorità che andremo a contattare sul lago Nyanza – Vittoria e soprattutto nella capitale. I due fratelli, a titolo dimostrativo, mi raccontano  “ l’ avventura”  capitata, proprio di recente, ad uno dei loro più esperti autisti locali, gran   conoscitore delle strade e della gente della Tanzania. Il  “poveretto”, al ritorno in sede a Dar, dopo aver portato a destinazione  a Mwanza un carico eccezionale  su un percorso fatto di  strade degne di questo nome e su lunghi tracciati impossibili, di più,  disperato esclamò: “licenziatemi pure, resterò disoccupato per tutta la vita, ma fin là, dopo tutte quelle difficoltà,  non voglio più tornare”. Era possibile non credere alle parole  che descrivevano il bisonte della strada con il carico inclinato paurosamente, divenuto mezzo anfibio affondato nel pantano, come  sabbie mobili, fino a trovare un appoggio improbabile per riprendere la marcia e guadagnare metro dopo metro. Ma  alle foto “parlanti”, riprese nei momenti critici del viaggio interminabile, era imposibile non credere.

 

 In tarda mattinata  faccio una visita al principale Ospedale oncologico della Tanzania   “Ocean Cancer Institute” ove mi intrattengo con il Medico responsabile  John  Simba, conosciuto nella mia missione precedente, per illustrargli il progetto  FMH. La nostra iniziativa sanitaria ed umanitaria, destinata alle popolazioni che gravitano attorno al grande lago Vittoria,  non prevede all’inizio un particolare impegno per le patologie oncologiche, essendo altre le risposte più urgenti che riteniamo utili dare in termini di assistenza e prevenzione. In un seguito,  auspico in tempi brevi, sarà possibile e doveroso sviluppare il settore oncologico.       

    

    Nel pomeriggio abbiamo ripreso, soprattutto con l’impegno di Domenico,  a perfezionare i contatti con  Claudia, la nostra coordinatrice e Frank Weber  della STELIT, tutti fanno sfoggio di grande pazienza e abilità  eccezionale nel cercare di perfezionare la qualità dei collegamenti con qualche difficoltà perchè la capacità delle linee  sembra insufficiente.

 

Domenica 2  Jumapili

   Appena alzati ripetiamo i tentativi per collegarci con Roma via Internet, i risultati sono in via di perfezionamento, sempre più brillanti, ma con qualche difficoltà in parte superata. Quindi ci rechiamo tutti a  Messa nella chiesa di San Giuseppe al porto, proprio sul lungomare di Dar,  ove ha officiato il Cardinale in persona, la Chiesa è gremita all’inverosimile.

  Al ritorno Kurasini incontro l’Abate dell’Abazia di Hanga vicino a Songhea nel sud della Tanzania Br. Thadei Mhagama, molto cordiale.

  Mentre  Domenico riprende i collegamenti per mettere a punto i contatti  con Roma io definisco l’agenda degli incontri e i particolari delle Personalità, Persone, Personaggi e Strutture sanitarie che conto di incontrare a Mwanza, Musoma e Bukoma le tre principali città sulla sponda tanzaniana del lago Nyanza – Vittoria che si sviluppa per 2000 km.

   La sera siamo a cena, con un gruppo di connazionali,  in un locale che era stato creato da un italiano “Sergio” ora è gestito dagli africani che erano stati i suoi operai.  E’ rimasto un punto di riferimento per tanti della nostra comunità a Dar che si aggira sulle tremila unità. La maggior parte ben inseriti, altri “border line”. I bianchi sono chiamati “musungu” ossia stranieri, non in senso dispregiativo, ma solo un po’ compassionevole.

Come dire: “se il bianco non ci capisce o è un po’ strano “è musungu”..

 

 Lunedì   jumatatu 3 sveglia alle 5  per andare all’aeroporto Julius Nyerere e partire  07,30 da Dar   destinazione Mwanza. ci accompagna    Fr Jerome.  Partiamo puntuali, con un volo della compagnia affiliata alla Tanzanianair la “Precisionair”. Fa uno scalo intermedio di pochi minuti a Sinyanga a circa 250 dalla destinazione di Mwanza dove arriviamo alle 10,30 come da tabella.  Siamo accolti da uno stuolo di suorine benedettine Sr. Imelda Mkapa, la Superiora, Antony Nimilwa, Irene Msindi, Rainfrida Hokororo, Gabriel Kisingu e tante altre che ci colmano di simpatiche manifestazioni. Ci accompagnano a visitare con orgoglio la loro dignitosissima residenza di Kavekamo (Monolite) e la stanza dove riposò nel 1992 Papa Giovanni Paolo II durante la Sua visita in Tanzania.

   Siamo ricevuti  poco dopo dall’Arcivescovo Antony Mayala. Illustro nei particolari il programma  di FMH con il supporto del “BIG  BOOK”.

    Così  chiameranno la documentazione che uso per presentare FMH, apprezzando inoltre la  modalità di sintetizzare il progetto FMH con il termine ampio di “kushirikishana” in lingua kiswahili per “cooperazione.”

 

 

Colgo immediatamente il suo interesse e competenza per il piano sanitario ed umanitario che potrebbe ruotare attorno  piccolo Ospedale galleggiante.

   Chiedo consigli sulle strategie da adottare  e si mostra molto interessato a partecipare al progetto. Quindi ci organizza gli incontri con i sui collaboratori e le autorità sanitarie locali.

 Abbiamo fatto  tante conoscenze, ma le  fondamentali sono quelle di Br. Renatus Nkwande ed Emmerenciana Mashiku, stretti collaboratori dell’Arcivescovo per gli aspetti sanitari della Comunità Cattolica e per i rapporti con il Governo Centrale e le altre Confessioni, prevalentemente Hindu ed Islamiche che operano sul territorio.

 Prepariamo la fitta agenda delle prossime giornate  per le quali vi terremo informati in tempo reale. La sera siamo stati a cena con Renatus che nel frattempo ci ha curato i collegamenti con Istituti Sanitari e Medici e soprattutto con i vescovi di Musoma  (a est) Musonganzilla e il suo segretario Medard e di Bukowa (a ovest) Nestorius e il suo segretario Adeodatus. Domenico ha partecipato attivamente all’organizzazione ed ha inoltre presentato alcune immagini a testimonianza delle mie precedenti missioni africane. Ottima cena all’aperto, temperatura fresca, buona allegra compagnia e affinamento dei programmi per i giorni successivi.

 

Martedì  Jumanne 4  mi reco alla Messa delle 06,30  nella chiesa che dista poco da dove alloggiamo  San Dòminic. La Chiesa  era molto affollata di laici, donne e uomini  di tutte le età, la maggior parte tanzaniani, alcuni indiani. Mentre mi incammino sulla via del ritorno una suorina indiana (che poi scoprirò  chiamasi  Cinzia) mi saluta e mi chiede in inglese da dove vengo (dopo scoprirò che conosce un po’ l’italiano) , gli dico: Italia.   Mi invita a fermarmi per aspettare una persona che sta arrivando. Mi pare di riconoscerlo, ma non sono perfettamente sicuro,  Abbiamo la sensazione di Conoscerci, Infatti Lui è Giuseppe Gasso, Medico oncologo di Catania con il quale ebbi alcune frequentazioni, assieme a Dante Manfredi, tra la fine degli anni  ’80 e inizi ’90: Gasso si è stabilito da cinque anni a Mwanza ove presta la sua opera di Medico Oncologo tra l’ Ospedale di Bucando e quello dell’Aga Kan.  Per pareggiare le spinte si divide tra Cristiani e Musulmani.

 

 

     Veramente una bella figura di italiano, siciliano e medico - oncologo. Non so quale ordine dare per importanza alle tre qualifiche. Rendiamo subito cordiale omaggio a Dante che ci ha lasciati pochi mesi fa, Lui non lo sapeva e ne è rimasto scosso dato la loro vicinanza  di interessi e di età. Mi ha fatto subito partecipe di tanti segreti dei “locali” sanitari, simili per alcuni aspetti, ma diversi per altri da quelli di Namanyere e Sumbawanga. Ascolta attentamente notizie su FMH e  prova a darmi consigli di come svilupparlo. Aveva sentito parlare già da alcuni mesi, con termini positivi, di alcune persone che sarebbero venute da Roma  per una originale iniziativa sanitaria da sviluppare sul lago Vittoria. Ci rivedremo nel pomeriggio alle  4  al Dispensario delle suore Canossiane indiane, per caso vicino  a  San Dòminic.

 Con Domenico, Tony e Airene ci rechiamo al porto dove, dopo una lunga trattativa siamo ricevuti dal Capo di tutti i porti della Tanzania sul lago Vittoria - Nyanza: Alhaji Ausi S. Baturainwe dell’ ufficio “TPA” (Tanzania Port Authority). E’ un imponente e giovialissimo omone, prevalentemente indiano musulmano.  “Alhaji” si mostra interessato e disponibile a collaborare al progetto  FMH. Ci ascolta molto cordialmente, vuole essere informato del programma quando sarà operativo e lo illustro nei particolari sanitari e mi soffermo sulle richieste e riferimenti delle pratiche per garantire la navigazione e gli attracchi. Ascolta con attenzione, interesse e approvazione  (mi è sembrato) e quindi ci affida al capo del solo porto di Mwanza:  Robbin M. Masake che ci accompagna in un particolareggiato giro dei due porti, quello nord e quello sud. Ci sono all’ormeggio diversi traghetti e navi da carico e miste. Domenico riprende e documenta accuratamente tutti i particolari utili e  interessanti. Visitiamo le banchine e gli attracchi dei porti di Mwanza nord e sud. Per FMH Robbin pensa sarebbe più adatto quello sud per i particolari tipi di banchine e attrezzature.  

Vediamo e visitiamo  la nave che prenderemo domenica 9 nel pomeriggio.  Mangiamo un rapido pasto, oltremodo frugale, per l’orario, e quindi andiamo a  fare una rapida presa di visione dell’Università (costruzioni basse tra le piante) e quindi ci rechiamo all’appuntamento con l’amico di Kannabar, il   manager indiano di nome  Prem Kapoor un soggetto cordiale e molto dentro il mondo dell’economie e della sanità. Ascolta il motivo della nostra visita,

presta molta attenzione a  FMH.  Si capisce che non vuole principalmente non deludere  la presentazione che eravamo riusciti a procurarci a Dar dal suo amico e connazionale di origine.

Ci prepara un simpatico biglietto “lasciapassare” destinato ad un suo Medico amico  di riferimento, indiano di nome  Kochar. Pur essendo un’ora avanzata per il lavoro nella giornata, non ricorda la data, ma ancor più grave stenta a trovare un calendario. Alla fine lo trova e così completa il biglietto. Forse a Kapoor non importa il trascorrere del tempo. Usciamo sapendo che il dottor Kochar  presta la sua opera nell’ Hindy Hospital, ma che si sta trasferendo in quello nuovo in avanzato stato di costruzione nelle vicinanze  degli ospedali di Bugando e Aga Kan nella zona collinare di Mwanza.

   Subito dopo ci rechiamo all’appuntamento con  Gasso  al  Dispensario delle Suore indiane e Canossiane. G. arriva piuttosto stanco, mi intrattengo solo per scambiarci un po’ di notizie, io gli fornisco quelle italiane e Lui quelle tanzaniane che ritiene mi potrebbero interessare. Dato che si sente qualche linea di febbre si fa eseguire un test diagnostico per la malaria dal tecnico tanzaniano di nome Aston che nel termine di 8 - 10 minuti, tra prelievo e lettura, (procedura rapida e chiarissima) fornisce la risposta. Nel caso del prelievo eseguito a Giuseppe il risultato è negativo.

 

Finiamo il pomeriggio discorrendo sul da fare domani con Antony e Irene. Ceniamo con Renatus e altri due frati. Li intervisto soprattutto sulla tribù dei Sukuma, la più grande della Tanzania della quale andremo a vedere domani un famoso e interessante museo - villaggio della loro storia e dei loro costumi. Sul tardi, tutti piuttosto stanchi, sotto....le zanzariere  A domani.

 

Mercoledì 5 jumatano  ci rechiamo all’ Ospedale di Bugando, arriviamo puntuali, ma del direttore nessuna traccia,  ritarda, ce tutto un fermento,  per un imprevisto,  Giuseppe mi aveva annunciato questa eventualità poichè conosce bene il soggetto. Probabilmente avrà voluto sentire, conoscere e raccogliere informazioni preventive su FMH.

   Quindi ce ne andiamo. Visitiamo il vicino Hindu Hospital, in costruzione, dall’esterno sembra molto in dietro mentre nella visita accurata dell’interno si vede che i lavori sono in una fase abbastanza avanzata tanto che pensano di  aprirlo entro la fine dell’anno. E’ ben strutturato, luminoso, ampi spazi

 ben collegati da ampi corridoi e ascensori.  Sono previste moderne apparecchiature.  Ho potuto rilevare  che  per passare   dall'ambiente dove lavarsi, per arrivare alla camera operatoria, si devono attraversare vari ambienti tra i quali lo spogliatoio del personale e una sala per rifocillarsi. Dovranno, a suo tempo, invertire la destinazione dei vari ambiente. Inoltre Domenico mi fa notare e io confermo, le canaline che dovrebbero far passare i vari cavi sono del calibro minimo. Alla fine dei lavori faranno passare i cavi all’esterno. Si tratta comunque di una struttura moderna e solida che sarà confortevole per i Pazienti e per quanti vi dovranno lavorare.

  A questo punto riceviamo una telefonata un po’ concitata dalla segreteria del dottor  Charles Majinge, il Direttore che la mattina ci aveva dato buca, per invitarci la mattina  del  7  alle 10 per un nuovo appuntamento.

Avendo messo in agenda per le 9  di quel giorno  una visita al Dispensario di  Buhingo a circa 45 km da Mwanza, accordo la disponibiltà solo per le  7,30!  Un orario impossibile e impensabile per iniziare a lavorare, ma il Direttore,  obtorto collo, accetta e  ci prepariamo al nuovo appuntamento.   

 Ci rechiamo quindi per una visita all’Ospedale  Aga Kan,  struttura  piuttosto fatiscente,  affollata prevalentemente da donne e bambini piccoli

e anziani, tutti con sul volto e negli occhi i segni di chi aspetta ore, dico tre o quattro, per una prestazione che può durare frazione di secondi!

    Nella sala d’aspetto fanno bella mostra due locandine, una decanta i miracoli del Viagra  e l’altra semina il panico sui disastri causati dal fumo.

 Il primo decanta i risultati, il secondo  esalta i danni sul cardiocircolatorio, sul sistema nervoso e corpi cavernosi. Non si parla di cancro. Incontro alcuni medici e G.G. che si offre per fare visite e consulti. Visitiamo la struttura per creare eventuali collaborazioni e contatti con FMH.  

   Mangiamo un boccone rapido e ci rechiamo a Usagara, a circa 30 km da Mwanza, per visitare il museo antropologico della tribù  Sukuma la più grande e antica kabila della Tanzania che occupa tutto il territorio a sul del Lago.   Fra i vari ambienti ricostruiti c’è la grande capanna dei re con piccolissime porte d’entrata per difendersi meglio dall’aggressione degli animali, come per le capanne degli abitanti ove sono raccolte molte suppellettili. C’è la capanna con la storia della medicina e farmacologia basata su erbe e rituali magici   Ma c’è anche l’ambiente  delle “telecomunicazioni” .  Si tratta di una piattaforma sopraelevata, ricostruita fedelmente, sulla quale sono sistemati, come tanti secoli fa e sicuramente fino ad uno,  grandi e piccoli tamburi che riproducevano diverse sonorità e che potevano essere uditi a  grande distanza.   La centrale di trasmissione si trovava nel villaggio “capitale”,sede del re.

I segnali potevano essere  ricevuti anche a grandi distanze e a loro volta e ripetuti da altre postazioni per comunicare eventi e situazioni di allarme, festa, di nascite o morte dei capi, impartire ordini o disporre organizzazioni di difesa.  Quindi mi hanno invitato a partecipare ad una “cerimonia” di coraggio trastullandoci con un medio-grande pitone. Non li ho delusi facendomi avvolgere, per alcuni minuti, dalle spire del grande animale che conoscevo benissimo dai tempi della mia infanzia in Somalia. L’evento, tutto documentato, si conclude con calorose strette di mani e foto ricordo.

  Facciamo quindi una breve tappa al dispensario delle Suore DIMESSE  che si dedicano soprattutto a fare formazione di base ad adulti e bambini, delle attività domestiche soprattutto dedicato alle mamme e di educazione

sanitaria impartendo nozioni elementari o più evolute e particolari a genitori e bambini

   

Giovedì  jumamosi  6

   La mattina,  dopo colazione, mi incontro con due simpatici tedeschi, padre e figlia. Sono Herman  e Anika  Kunze, lui pittore e fotografo, lei antropologa e biologa. Avevano sentito parlare di FMH, per questo motivo, soprattutto la figlia mi aveva voluto incontrare per saperne di più. Anika si trova a Mwanza per studiare il sempre più diffuso fenomeno degli albini tra africani. Leghiamo quasi subito un simpatico dialogo perchè io pure Le presento la mia casistica ed esperienza chirurgica avendo operato alcuni albini soprattutto per tumori delle parti molli.  Lei mi conferma che questo dato è in notevole incremento e lo fa dipendere ad alcuni dati rilevati come l’aumento della diossina atmosferica e al suo effetto genotossico. Sarebbe dovuto alla cattiva abitudine  che hanno i tanzaniani di smaltire i rifiuti in tanti piccoli inceneritori a cielo aperto distribuiti tra  case e  mercati, sulle strade principali, agli incroci o vicino a scuole ed ospedali.  Concordiamo che FMH potrebbe prevedere, tra i possibili obiettivi  non trattati dalle strutture sanitarie locali,  quello di monitorare l’ambiente atmosferico e quello del terreno e lacustre collegato. Lei sarebbe disposta a sostenere la mi “impresa” a patto che MEDeMED facesse lo stesso per la sua. Non vedrei assolutamente male questa collaborazione.

Quindi assieme a Tony, Airene, le nostre “body guard” ci rechiamo al porto per organizzare il viaggio per domenica  prossima. Non è possibile prenotare, ma ci assicurano che una cabina con due letti si potrà trovare. Andiamo quindi a vedere meglio la nave “Serengheti” , una vera carretta che ci porterà a Bukoba (il porto ad ovest) quando torneremo da Musoma.                   Nel pomeriggio ci rechiamo all’incontro con  il dottor Kochar Klaus           che  mi riceve con diffidenza e sonnolenza in uno studio di, forse, 9 mq o poco più. C’è posto per una piccolissima scrivania, tre sedie e un lettino per visitare, tutti attaccati. Su su una sedia sta Lui  (povero lui) perchè su una seconda  di fronte sta la moglie Jannette,  pure medico, predominante.

 

 Sulla terza il Paziente. Quello presente, seduto a capo chino pare partecipare al una seduta spiritica o di cartomanzia. Kochar si fa luce per leggere i bigliettini, forse ricette o analisi, con una torcia rosa da “sub”.

Mentre siamo ancora sulla porta il Nostro continua a interpretare i foglietti di carta grezza, con avidità, avvicinando il naso quasi per odorarli.

 

   Una volta entrati io e Domenico riempiamo lo stanzino che appare affollato come l’ ascensore di un nostro ministero al momento dell’uscita.

 Alla vista della lettera di Kapoor, Kochar pare ritornare in se e accetta di ascoltare la presentazione del nostro progetto, ma non si capisce da quale pensiero atroce sia attraversata la sua mente e si mostra molto scettico ad una eventuale ripresa foto o cine della nostra intervista. A un certo punto si alza di scatto ed esce di corsa dalla stanza. Intanto Domenico registrava perfettamente l’ambiente e la scena del nostro incontro proseguito in un’atmosfera più concreta per la partecipazione attiva di Jannette, la moglie dottoressa, il soggetto forse più sveglio della coppia!  Lei ascolta, annuisce e sorride sollevando gli occhi dalle mie carte colorate per cercare di capire di cosa stia parlando. Forse ha anche capito.  Ci salutiamo molto cordialmente anche se al momento della stretta di mano dimentica di appoggiare la penna, il sorriso è radioso dando l’impressione di aver raccolto il messaggio di FMH o di essersi liberata di due intrusi piombati

a ciel sereno nella loro vita ben organizzata in una serena monotonia.

 

Venerdì  jumaa 7 alle  7,30  Ospedale di  Bugando con Emerenziana (la responsabile della Sanità della Diocesi, andiamo all’incontro con Charles Majinghe il direttore Sanitario che arriva con un ritardo, questa volta, di pochi minuti. Nel suo ufficio non ci sono ancora i collaboratori.  Ascolta attentamente, le fasi del progetto, gli eventuali passaggi e contatti per la realizzazione di FMH. Ci chiede chiarimenti e ci da suggerimenti, Ma soprattutto ci da la sua ampia disponibilità.

 

L’ importanza di questo personaggio è data dalla sua figura di coordinatore delle strutture sanitarie esistenti sul territorio del lago ed i sui buoni rapporti con le autorità politiche nazionali. Domenico sviluppa  gli aspetti informatici e assieme alle suorine ed Emerenziana ci diamo scadenze e appuntamenti. Charles Majinghe mi invita a tornare a trovarlo al termine dei contatti che avrò a Musoma e Bukoba. Quindi Domenico ci riprende con le foto dell’avvenimento molto importante.  Dopo  ci rechiamo, come era in agenda, al Dispensario di Buhingo che si trova a diversi km da Mwanza. Lungo la strada diamo un passaggio a tre prigionieri ammanettati e relativa scorta che devono recarsi in una località che si trovava lungo il nostro percorso.  Arrivati al Dispensario troviamo la struttura,  parte in muratura, parte in legno, sicuramente datata ad almeno a 30 anni fa. Appare in buona parte divelta da un tornado che si è abbattuto sulla zona alla fine dell’anno scorso.  Sono in corso lavori di restauro, ma vanno avanti molto lentamente. Mi offro di fare alcune visite, il caso più grave è quello di un bambino affamato, disidratato ed edematoso. Lo visito e quindi fornisco e consiglio qualche terapia e misure per un’alimentazione il più possibile completa ed idratazione. Completo la visita ai locali rilevando alcuni padiglioni in completo abbandono e altri in fase di recupero. Il dispensario è gestito dalle suore del  “Sacred  Heart of Jesus” dell’Arcidiocesi di Mwanza. Le suore presenti sono Sr. M. Stephanie Mshemwa Sr. M. Eugenia  Joseph.  Sulla via del ritorno facciamo breve sosta a trovare Techla l’anziana madre del vescovo Musonganzilla che poco dopo incontreremo per andare assieme a Musoma.  

 Nel pomeriggio partiamo per Musoma con Michele Musonganzilla sulla sua macchina. Lui è vescovo da pochi mesi avendo avuto l’incarico dopo che la sede di Musoma  era stata vacante per circa due anni. Prima era Parroco a Sangerema a pochi km da Mwanza.  Durante il viaggio di circa tre ore, tra Mwanza e Musoma abbiamo un fitto dialogo a tutto campo toccando i più svariati argomenti. Mi colpisce la confidenza della quale mi fa partecipe Sua Eccellenza. Il significato del suo cognome Musonganzilla, veramente raro in Tanzania, è molto bene augurante, si può infatti  tradurre: “Colui che può aprire le strade” . Mi fa dono di questa primizia e confidenza per dedicarla alla riuscita di FMH.  Sfioriamo il parco nazionale e riserva del Serengheti, malgrado l’ora del tramonto ci è possibile vedere branchi di zebre, bufali e giraffe. Pochi kilometri prima di Musoma notiamo il bivio che porta al piccolo villaggio di Mwitongo

vicino a Butiama una cittadina più grande. Lì nacque, da famiglia cattolica, nel ’22  Julius Kambarage Nyerere il fondatore dell’indipendenza e dell’unità dei popoli della Tanzania. Lui apparteneva alla piccola kabila dei Zanaki. Oggi è talmente amato dal suo popolo, non solo dai cattolici,  che

gli riconosce il merito di essere riuscito a farli vivere in pace. Questo stato di grazia in cui vive la Tanzania è quasi un miracolo operato da Nyerere per cui  sono in corso le pratiche per la Sua beatificazione.

Poco dopo le 20 arriviamo a Musoma capoluogo della regione di Mara situata sul confine con il Kenya. Alloggiamo nella casa del Vescovo, in bella posizione alta rispetto al lago, fra una fitta vegetazione equatoriale.  Ceniamo e quindi mi appresto a illustrare FMH con la partecipazione del Vescovo e dei suoi più stretti collaboratori tra i quali il segretario Medard.

 

Sabato 8 jumamosi  sveglia prestissimo, la dimora del Vescovo ora è visibile chiaramente, è immersa in un verde fitto fatto di alberi fioriti, di papaie, manghi e banane popolati da una folla di scimmiette curiose.        Fatta colazione con tutte primizie saporite ci incamminiamo con Medard passare la giornata a Musoma con visita al “REGIONAL HOSPITAL” .

Passiamo a recuperare Sister Anastasia, chiamata famigliarmente An.

  Si tratta di un fabbricato che si sviluppa su un unico classico piano terra  a padiglioni isolati tra loro e collegati da verande. Il primo padiglione, costruito nel 1957 fa bella mostra di se, come pezzo da museo, non più funzionante, al centro  dei padiglioni  attualmente operativi. 

Siamo  accompagnati nel nostro giro da Sister Anastasia Salla  una donna energica e ben impostata nel mondo della Sanità. Prima ci accompagna ad un incontro lungo, attento e particolareggiato con  il Direttore Amministrativo Stephen Kebwe Regional Medical Officer - Mara Region e il Sanitario  Justine S. Ngenda Medical Officer -  Regional Hospital.                Illustriamo il nostro programma di collaborazione che ruota attorno a  FMH e le sue potenzialità che ci vengono riconosciute. Gli amministratori sono alla fine talmente entusiasti che ci augurano  di essere operativi al più presto

e di cercare di cominciare proprio da Musoma il nostro servizio.

 

Mi portano quindi a fare una particolareggiata visita dell’Ospedale. Non è particolarmente occupato, forse per il 50 – 60%. Sono orgogliosi di mostrarmi  tre voluminose costruzioni. Un padiglione  di notevoli dimensioni sarà destinato alle nuove camere operatorie, dovrebbero essere dodici,  un secondo alla degenza per uomini e donne e destinato alle patologie mediche, ma il padiglione del quale sono particolarmente orgogliosi è quello destinato ai Pazienti solventi di Medicina, Chirurgia, Ostetricia e Traumatologia, ma anche Oculistica, Otorino e Urologia.

Questo ultimo reparto è quello in stato più avanzato e vicino alla consegna.

 

 

 

   Mi informo quindi sull’incidenza delle Bilharzia che provoca le varie forme di Schistosomiasi, per conoscere quale sia la loro maggiore casistica. Purtroppo il loro territorio è il più infestato del lago dalla Bilarzia con prevalenza delle localizzazioni vescicali ed epatiche.  Sono in atto varie iniziative per combattere i vermi che causano tali affezioni parassitarie, ma i risultati sono ancora scarsi e i bambini i più colpiti poichè i più attratti a rotolarsi vicino alle rive paludose ove si annidano i molluschi che hanno la caratteristica di essere l’ospite intermedio.

 

Sister An e Medard, mi portano a visitare una maestosa struttura di quattro piani in cemento armato , solo scheletro,  in apparente buono stato di conservazione, che avrebbe dovuto essere il nuovo Ospedale di Musoma, ma a questo punto è fermo da tredici anni.  La struttura ha anche un nome “KWHANGWA   HOSPITAL” . Fortunatamente i segmenti di ferro scoperti sono accuratamente protetti da uno spesso strato di antiruggine.  I piani sono quattro: uno seminterrato, uno al pianoterra e due soprastanti, in ottima posizione panoramica un po’ decentrata dalla città.  E’ stato “donato” dal governo tanzaniano alla Diocesi che non ha

però i denari per completarlo. Mi chiedono se l’iniziativa di FMH potesse nello stesso tempo sbloccare qualche aiuto o finanziamento. Mi piacerebbe poter fare cose utili a queste persone che “credono” nel loro lavoro.

 Alla mia obiezione se invece di costruire nuovi grandi reparti nell’area del vecchio Ospedale avessero stanziato i finanziamenti per completare almeno uno o due piani del  Kwhangwa  mi hanno risposto con un sorriso

dicendomi:  “non sei musungu, sei uno di noi,  hai sicuramente capito.” 

 

 Nel pomeriggio ci rechiamo a visitare sul lago in un centro congressuale dei francescani africani, devotissimi a Santo Padre Pio, gradevole struttura molto accogliente in bellissima posizione sul lago, fornita di belle e accoglienti  camerette per poter alloggiare come pensione. Ne vanno giustamente orgogliosi. Segue la visita  al porto per visionare e riprendere gli attracchi. E più piccolo di quel lo di Mwanza, ma ben attrezzato.  Potrà fornire sicure garanzie per l’attracco di  FMH.

   La sera cena e nuove interviste e altra presentazione di FMH ad altri personaggi interessati al programma. Tutti formulano l’ offerta insistente che il “battello”, appena sarà operativo, possa iniziare il suo servizio dalla

 regione di Mara. Musona e la comunità sanitaria è interessata ad ospitare la prima uscita del FMH per testare le manovre mediche e navali.

Domenica  jumapili  9 ora 5 sveglia. Mentre completiamo i preparativi  il Vescovo Michele M. , ormai siamo divenuti amici, ci viene a salutare in pigiama elegante di flanella molto sobrio. Saluti, benedizione e via di corsa per raggiungere la corriera della compagnia “MOHAMED TRANS LIMITED” che partirà alle  6  in direzione di Mwanza. Percorso veloce, una vera freccia,  fino alla stazione delle corriere alla periferia di Mwanza,dove prendiamo un taxi fino a San Dominic per una rinfrescata.

  Renatus ci raggiunge cordialmente al nostro alloggio per accertarsi delle nostre buone condizioni fisiche dopo tante giornate movimentate. Abbiamo il tempo di bere una Krest fresca, una loro gradevole acqua tonica molto dissetante e ricca di Sali minerali. Vengo quindi a scoprire che Renatus trascorre le sue giornate libere da impegni di lavoro dedicando la sua missione di religioso ai prigionieri rinchiusi in campi di concentramento. Nella sola regione di Mwanza sono circa quattromila tenuti in condizioni poco umane, poco cibo e acqua, senza quasi presidi igenici e pochi supporti medici, poca o nessuna tutela dei diritti minimi.  Lui,  Renatus cerca di supplire, come può, a queste carenze con l’aiuto di altri volontari che cercano di alleviare le ferite fisiche e psicologiche.

    Poco dopo arrivano Tony e Airen, con loro vado in centro per prendere i biglietti per Bukoba via  lago e ritorno in aereo con la Precision air ,per guadagnare tempo,  dato che il percorso in nave  su due tratte sarebbe troppo lungo.  Pomeriggio partenza con la  carretta Serengheti per Bukoba.

 

La corsa del giorno precedente era stata annullata per un guasto importante. La piccola nave è un vecchio traghetto. Ha il ponte mobile destinato all’imbarco  inutilizzato perchè arrugginito. Tutto il carico avviene per mezzo di verricelli e carrucole. Così sono imbarcate le merci più varie come pacconi di pesce, carburante, due vetture e una bara. Mentre un numero inverosimile di passeggeri sale a bordo per una passerella piuttosto precaria.  Il viaggio inizia alle 21 con tre ore di ritardo! Molto lentamente all’inizio, un po’ meglio una volta al largo. Durante la notte siamo assaliti da nuvole di moscerini e zanzare.  Sul ponte, appena poco sotto le sale dei passeggeri, scola e si disperde  il liquame che proviene delle balle di pesce che emanano maliodori e alimentano insetti. Verso il mattino facciamo una breve tappa al porto di Muleba, circa 30 miglia a sud di Bukoba, per sbarcare alcuni passeggeri e poca merce.

  Poco dopo incontriamo un po’ di lago mosso, le onde potevano essere, se paragonate al mare almeno forza  3 o  4 con vento teso sui 20-30 km/ora.

 

     Alle 11,05 di lunedì  10  jumatatu  arriviamo provati a Bukoba.

   Al porto troviamo Deodatus, il segretario del Vescovo, che ci porta a dare una rinfrescata, una tazza del famoso caffè di Bukoba. Ci rechiamo subito dopo, malgrado la stanchezza per una notte passata riposando poco,  all’incontro con il Vescovo. E’ stata una piacevole scoperta la personalità carismatica del Vescovo Nestorius che mostra molto interesse alla nostra missione tra la loro gente. E’ stato un incontro ampio per respiro umano e tecnico – organizzativo, Nestorius, profondo conoscitore del territorio e degli uomini ci offre generosamente la Sua disponibilità alla nostra iniziativa.  Mostra molto interesse a FMH soprattutto perchè il territorio della regione di Kagera, ove Bukoba è la città capoluogo, si estende, oltre che sulla terraferma anche su numerose isole ed isolette abitate che si trovano in mezzo al lago e sono pressochè senza alcuna struttura sanitaria che li assista. Per questa ragione il piccolo Ospedale galleggiante potrebbe essere la soluzione a problemi sanitari con interventi diretti o con il supporto del teleconsulto. Nestorius ama navigare sul lago, anche nell’espletamento della Sua attività pastorale,  per questo mi fa vedere una bella ripresa DVD di una sua grandiosa cerimonia religiosa, navigando tra  le isole. Per questa ragione al Vescovo piace lo “slogan” di FMH un po’ paradossale, ma vero  “far muovere l’Ospedale e non i Pazienti.”

 

Vengo a conoscere che il primo Cardinale africano è stato Laurent Rugambua, originario di Bukoba. Quindi mangiamo,  facciamo una puntata all’Ospedale Regionale che si trova su Uganda road  difronte alla grande Moschea di Shia e appena un po’ di lato a quella Ismaili. La struttura a padiglioni fornisce assistenza a tutte le patologie, ma con particolare riguardo alla maternità e alle emergenze traumatiche e infettive.

 

     La città si trova in posizione sopraelevata rispetto alla superficie del lago. Per raggiungere l’aeroporto si percorre una strada fatta a curve  che permette di ammirare panorami del lago fantastici, tra vegetazioni lussureggianti e spiagge dorate dall’ampio respiro.  Peccato che per il momento siano sconsigliati i bagni. Partiamo alle 16,30 e facciamo ritorno a Mwanza su un piccolo turboelica della Precision air. Arriviamo a Mwanza dopo un volo di circa 30’.  In serata Domenico mi riferisce di avvertire lieve sensazione di febbre e sintomatologia dolorosa faringe e osteo – articolare

Martedì  11 jumanne ci rechiamo a visitare a Mukuioni un cantiere navale che costruisce barche in legno, anche di grosse dimensioni. Ne hanno una in costruzione sullo scalo di 60  piedi  Il cantiere si trova vicino al porto di  Mwanza sud. Prendiamo contatti con il direttore del cantiere che ci accompagna in un’accurata visita tra le barche in costruzione e quelle in riparazione.  Il titolare del cantiere si definisce: “Chair man”  Jackson Kitule della Soc. Beach Management Unit Mukuioni  P.O Box 2158.

 Il cantiere è collocato tra il mare e il terminal della ferrovia che arriva da Dar.  Domenico documenta tutto   con precisione e dovizia di immagini.

Si sofferma sulla scena di quando Jeckson  mi scrive il biglietto e indirizzi a mano appoggiandosi su una sua gamba, così, al volo. 

Ci rechiamo qundi a cercare notizie sui tempi e costi per trasportare via ferrovia i conteiners da Dar a Mwanza. Noto che Domenico non è in perfetta forma come nelle giornate precedenti, non può essere solo stanchezza come sostiene lui. Nel primo pomeriggio riesco a convincerlo a seguirmi al Dispensario delle Suore Canossiane indiane vicino a San Dominic e a sottoporsi al test della malaria che risulta positivo.  Malgrado la profilassi, che stava regolarmente eseguendo, può capitare, anche se sarà per questa precauzione  una forma decisamente più leggera. Inizia immediatamente una terapia appropriata e un po’ di riposo precauzionale.

 

Nel pomeriggio un po’ più tardi riesco finalmente a incontrare Padre Martin van de Ven, olandese, dei famosi  “White Fathers” che vive da circa trent’anni  a Nyegezi pochi kilometri fuori Mwanza. White Fathers, non perchè alcuni sono di pelle bianca, ma perchè vestono sempre rigorosamente di bianco. Sono religiosi, si preoccupano veramente di tutto e generosamente.  Gli aiuti che ricevono dai loro numerosi sostenitori sono distribuiti con oculatezza  e destinati alle popolazioni che vivono vicino al grande lago. Prima mi interroga sul mio progetto di FMH di cui ha sentito parlare e del quale si mostra particolarmente interessato e disponibile a darmi consigli. Mi offre la Sua esperienza  che accetto volentieri e quindi intrattengo con Martin, come lo chiamano affettuosamente tutti,   una piacevole e intensa conversazione su problematiche diverse, ma prevalentemente sociali, di costume e sanitarie. Lui, profondo conoscitore della tribù dei Sukuma, ha mostrato tutta la sua approvazione del mio interessamento per questo popolo ricco di storia, cultura  e intuizioni scientifiche di non poco conto, anche nel campo della Medicina.

 

 

Mentre sono lì che mi intrattengo con Padre Martin, giunge a mia insaputa, quasi una visione o graditissima sorpresa,  Renatus che mostra subito grande familiarità con il Padre Bianco. Vengo informato che Renatus ha studiato e prestato qui per circa dieci anni la sua opera. Ora mantiene ottimi rapporti e offre una collaborazione cordiale come amministratore.

Foto di rito e un bel boccale di fresca birra olandese.  Prima del commiato

Martin mi fa omaggio di una sua preziosa “memoria” una sorta di “vademecum” per come regolarmi, comportarmi e districarmi  nel ginepraio della burocrazia e dei cavilli dei politici e degli amministratori della tanzaniana. Perchè, mi dice, se riesci a immedesimarti nella loro psicologia, tutto ti sarà più facile e il progetto potrà essere realizzato.

  Calorosi abbracci e fragorosi auguri sotto i nuovi pannelli solari.    Montati da pochi giorni, sono perfettamente funzionanti e in grado di produrre una buona energia. Rappresentano l’ultima scommessa vinta!

   La sera mi reco a Kavekamo dalle suore che mi organizzano una buona cena, seguono un po’ di discorsi, mi chiedono notizie di Domenico.

 

Ritenendo sufficiente prescrivere a Domenico almeno altre 24 ore di riposo si potrà anche ipotizzare una sua uscita per la cena di saluto alla vigilia della partenza.  Domani sera quindi Domenico sarà a cena  a Kavekamo.

 

Mercoledi 12  jumatanu     mentre Domenico si riguarda mi reco con Tony, Irene e Gabriel al cantiere navale che si trova sul lago poco a nord di Mwanza. Si tratta di una grande struttura ove lavorano 55 operai addetti a tutte le mansioni. Ci intratteniamo prima in ufficio, mi presento e illustro lo scopo della visita all’ingegnere capo Mr. Matola che si definisce “Tecnical Advisor”. Mi invita quindi a visitare il cantiere, prima di incamminarci nel cuore dei lavori, fa indossare a tutti un elmetto bianco. Allacciamo contatti stretti, si possono vedere almeno tre imbarcazioni di medie dimensioni tirate a riva in riparazione. Ma la “scoperta” che mi folgora è l’unità in costruzione sullo scalo. Si tratta di un catamarano in ferro di 150 piedi, il doppio circa di FMH

Le squadre di operai, tutti tanzaniani, sono al lavoro alacremente e da quello che mi è dato vedere, con competenza e buoni ritmi.

 

Ogni squadra (tagliatori, saldatori, sagomatori, verniciatori e carpentieri) è diretta da un caposquadra esperto. Mi ha colpito l’estrema cortesia di tutti gli operai e la voglia di salutare come se ci fossimo conosciuti da chi sa quanto tempo!

 E’ proprio un bel vedere. A fine maggio l’unità sarà in acqua e da quel momento lo scalo sarà libero…………….....

Cantiere: SMT  SONGORO  MARINE  TRANSPORT  BOATYARD  prende il nome dal proprietario SALCH   SANGORO, si trova a Ilemela  sulla  Airport Road  di Mwanza.   www. songoromarine.co.tz

 

Vado successivamente dall’incontro conclusivo con l’arcivescovo Antony Majala con il quale concludiamo il “giro” di incontri intensi e costruttivi, iniziati proprio da lui dieci giorni prima. Ritorno pure dal Direttore del Bugando Hospital che mi accoglie immediatamente e cordialmente ribadendo la sua disponibilità a collaborare alla realizzazione di FMH. Quasi con orgoglio mi consegna il certificato che attesta i nostri incontri e dichiara la sua disponibilità e quella del suo ufficio al progetto FMH. uasi con QQQhdsfhoisduhfdssdsd

Gradisco molto un giro accurato per la città rivedendo i punti di riferimento più importanti e la conferma in agenzia del volo di ritorno a Dar per l’indomani.

La sera  con Domenico mi reco a Kavekamo per la cena di saluto alle sorelline che ci colmano di attenzioni, musiche e danze molto cordiali e simpatiche. Al momento del commiato c’è molta aria di gioiosa tristezza e promessa di mantenere e sviluppare i collegamenti con il popolo della Tanzania nel nome del kushirikishana.

 

Giovedì 13  jumamosi  Ci rechiamo all’aeroporto alle 9. Ci accompagna il simpatico stuolo delle suorine e alcuni dei nuovi amici colleghi. C’è sicuramente un momento di commozione, ma tutti siamo sicuri che  FMH non è più un “Progetto” , ma qualcosa che si farà. Partenza da Mwanza con l’aereo della Precisioair alle 10,45  arrivo a Dar alle 14,15.    Troviamo all’aeroporto Jerome e Justin. Arriviati a Kurasini,   dopo una breve pausa per uno spuntino tentiamo di collegarci nuovamente con la sede della STELIT con Weber via linea telefonica. Domenico e Francis si danno un gran da fare e il collegamento riesce  meglio dei tentativi precedenti.  Siamo decisamente sulla buona strada.

 

 

 

 

La sera, prima di cena, andiamo all’ Ambasciata italiana per visionare i documenti ufficiali per la registrazione di MED e MED in TZ onde avere alcune facilitazioni nelle operazioni organizzative.

 

 

 

Venerdi 14  jumaa  mettiamo a punto la strategia per la registrazione di MED e MED  e per chiarire e ordinare tutti i numerosi contatti presi con gli operatori sanitari, con le autorità amministrative e con i cantieri e i porti delle regioni interessate sul lago Vittoria (Mwanza, Mara e Kaghera).

 Rimarrò in attesa di altri modelli e dei formulari da riempire e spedire dopo aver ricevuto risposta dai primi. Quindi procederemo alle registrazioni di rito. Mi reco quindi  a ritirare i moduli dalla ferrovia per conoscere i prezzi di spedizione dei conteiners da Dar a Mwanza. Mi dicono che solitamente i tempi di giacenza  nel porto di Dar delle merci contenute nei conteiners sono lunghissimi, anche due, tre mesi, trovando 

i canali giusti e le agenzie specializzate a trovare “argomenti” persuasivi i

tempi si possono accorciare notevolmente.

 

Una volta caricato il materiale sui vagoni destinati alla merce sarà importante avere la sicurezza che occhi e mani indiscrete non vadano a guardare o prendere il contenuto. Sarebbe prudente arruolare un bel gruppo di Masai, stipendiarli bene e farli viaggiare proprio seduti a cavalcioni della merce da spedire. Solo così, confidando di  trovare Masai onesti  ed efficienti, si potrebbe contare sull’arrivo a destinazione di tutto il materiale.

 

Sabato 15   jumamosi ci concediamo una mezza giornata di riposo al mare dell’ isola di  Mbudja difronte a Dar, la più esterna di tre. Le altre due isole sono Nyoka (serpenti) e Budjan.  Distano poche centinaia di metri tra loro e non più di cinque km dalla costa.  La sera ceniamo con un gruppo di industriali italiani e locali ed uno spagnolo simpaticissimo che gira in Ferrari rossa modificata e rialzata! Misteri dell’ Africa e della Tanzania.

 

 

 

 

 

Domenica 16  delle palme   JUMAPILI  MATAWI 

  Celebra la Messa a Kurasini l’Abate  Thadei dell’Abazia di Hanga.

 Trascorriamo la mattinata nei preparativi, negli scambi di indirizzi, ma soprattutto ai collegamenti finali via internet. Francis NDAGA sarà il nostro riferimento nel progetto FMH E nei prossimi sviluppi informatici.

  Il pranzo, puntuale come sempre alle 12,30, è preceduto e concluso dalle orazioni e da un brindisi con un freschissimo e gradevolissimo vinello bianco sudafricano che ero riuscito a trovare. Ricevo in regalo, come  si usa da queste parti,  alcune camice tanzaniane colorate e ricamatissime e alcuni pacchi e lettere da portare in Italia e a Roma in particolare a parenti ed amici. Nel pomeriggio alle 15 ci rechiamo all’aeroporto da dove partiamo alle 17,30  con il volo ET 804

 

 Lunedì 17  dopo una sosta ad Addis Abeba e una nottata di viaggio arriviamo alle 04,30  a Fiumicino. Troviamo il premurosissimo  Francesco Lo Izzo della MEDIA DAB ad accoglierci. Sorridente e ordinato come al solito. Ringrazio e abbraccio Domenico per la preziosa collaborazione e compagnia. Entrambi ci impegniamo affinché questa  faticosa Missione, quasi un’avventura nel Cuore dell’Africa, abbia gli sviluppi che abbiamo impostato e ben avviato. Per ora abbiamo seminato con l’aiuto di volontari italiani e africani. Tanti si sono impegnati perché credono in FMH e fra questi vorrei intanto citare: Sandro Giusti “il faro,”  Maurizio Muzio e Alessandro Cantini del  cantiere C&B Prestigie Nautica, Andrea Michelangeli e Claudio Di Gioia della CLAN Communication. Tanti altri volenterosi si stanno impegnando e molti altri dovranno essere “imbarcati” perchè  FMH  possa prendere il largo per missioni sanitarie ed umanitarie secondo  il “Kushirikishana”.

   Mentre lasciavamo Fiumicino e ci dirigevamo verso le mura domestiche e di lavoro il sole cominciava  a riscaldare e a rischiarare  la Città Eterna. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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